Episodio 7.16

Carl Rogers era convinto che la società dovesse diventare più democratica, a partire dal basso delle relazioni sociali, e i gruppi diventeranno per lui una possibilità di cambiamento delle strutture autoritarie. Già all’inizio della carriera di psicologo, negli anni ’30, si era focalizzato sulla consulenza nel campo della prevenzione della crudeltà sui bambini: studiò l’influenza dell’ambiente, sia domestico sia scolastico, sul comportamento e le capacità di apprendimento, provando a spostare i bambini in differenti ambienti oppure cercando di far cambiare atteggiamento ai genitori, senza però trarne alcuna regola, poiché ogni caso era diverso dall’altro e nessun trattamento terapeutico poteva essere generalizzato agli altri bambini. Quando divenne professore universitario portò nell’insegnamento il suo approccio “non direttivo”, lasciando svolgere le ricerche che più aggradavano agli studenti, che non voleva come suoi emuli ma spronava a cercare la propria strada. Si fidava degli uomini, che considerava esseri razionali, produttivi, orientati a un fine, oltre che dotati di sistemi autoregolatori in grado di trattenerli dal commettere atti di violenza o di girare le spalle al prossimo per il proprio tornaconto, come scrisse in The Nature of Man (1957).

Il libro uscì l’anno seguente una serie di dibattiti, lunghi talvolta fino a sei ore, con il celebre psicologo comportamentale Burrhus Frederic Skinner, e uno di questi fu pubblicato su Science col titolo “Alcune questioni riguardanti il controllo del comportamento umano. Un simposio”. Skinner sosteneva che il comportamento individuale fosse influenzato da cause esterne, quali l’ambiente, il governo o la condizione socio-economica, al contrario di Rogers che pensava scaturisse dall’interno delle persone, dalla loro libertà di scelta, da sentimenti e valori. In quell’occasione, Rogers mise in guardia dal pericolo derivante dall’utilizzo delle scienze comportamentali per esercitare un maggior controllo sui cittadini. «Possiamo scegliere di adoperare le nostre conoscenze per schiavizzare le persone in modi mai sognati prima, depersonalizzandole, controllandole con mezzi selezionati con tale cura che probabilmente queste non si renderanno mai conto della perdita della loro personalità. Possiamo scegliere di adoperare la nostra conoscenza scientifica per rendere l’uomo felice, produttivo e farlo comportare bene. Oppure possiamo far sì che ogni persona apprenda il programma che abbiamo stabilito per essa (…) Possiamo scegliere di adoperare le scienze comportamentali in modi che daranno libertà e non controllo; che favoriranno la creatività, non l’appagamento; che aiuteranno ogni persona nel suo processo auto-diretto di sviluppo; che aiuteranno individui, gruppi e anche il concetto di scienza a superare se stesso in modo da venire incontro alla vita e ai suoi problemi.» (Rogers-Skinner, “Some issues concerning the control of human behavior. A symposium”, Science n°124, 1956)

Tuttavia, un’ombra si è insinuata sulla figura di Carl Rogers allorché a fine anni ’70 si è scoperto che proprio in quel periodo, mentre esponeva questi nobili sentimenti e diventava il principale portavoce del movimento emergente della psicologia umanistica, collaborò segretamente per almeno 5 anni con la CIA, partecipando come dirigente al progetto Human Ecology Fund (già Società per lo studio dell’ecologia umana, fondata nel 1954 a New York, poi con base nella vicina Cornell University’s Medical School) finanziato dalla Central Intelligence Agency. Convogliando fondi questa fondazione, insieme ad altre, serviva da copertura al più vasto progetto segreto MK-ULTRA (già BLUEBIRD e poi ARTICHOKE), avviato nel 1953 e che consisteva in circa 150 sotto-progetti, per lo studio e il perfezionamento di tecniche di interrogatorio e di tortura psicologica, tramite l’uso di droghe come l’LSD, l’ipnosi, la deprivazione sensoriale, l’isolamento, l’elettroshock e la radiologia, al fine di analizzare le credenze ideologiche delle cavie e indurle alla confessione, tecniche da adoperare su terreni di guerra e in affari di politica interna come internazionale.

Pare che molto si debba al fatto che Harold Wollf, neurologo alla Cornell University, stava curando il figlio di Allen Dulles, direttore della CIA, reduce dalla guerra di Corea. I due strinsero amicizia, per cui fu a lui che si rivolse quando la CIA volle portare avanti studi sul lavaggio del cervello, inizialmente analizzando le tecniche adoperate dai paesi “comunisti”, ma col passare degli anni Wollf convinse la CIA a finanziare un programma più vasto volto ad ottenere maggiori conoscenze scientifiche riguardo il modo in cui «un uomo può essere spinto a pensare, “sentire” e comportarsi secondo la volontà di altri uomini, e al contrario come un uomo può evitare di essere influenzato in questo modo». (J. Marks, The search for the “Manchurian candidate”. The CIA and mind control, 1979) Così nel 1955 la Society for the Investigation of Human Ecology fu incorporata da Wollf e divenne uno strumento chiave nello sponsorizzare studi nei campi di psicologia, sociologia e antropologia, occupandosi di ricerche che andavano da quelle direttamente commissionate dalla CIA ad altre che non parevano nemmeno lontanamente legate agli interessi dall’agenzia. Tra queste ultime, uno studio sociologico su Levittown, Long Island, uno sui posizionamenti in politica estera delle persone che possedevano o meno rifugi antiatomici, oppure sugli effetti della circoncisione sui ragazzi turchi – tutti “progetti di copertura” che davano alla Società un’aria di rispettabilità scientifica e diversificazione degli interessi. Altri, solo in apparenza più innocenti, erano direttamente collegati agli interessi della CIA, come la serie di conferenze annuali sponsorizzate da MKULTRA, e finanziate attraverso la Josiah Macy Fundation, sui “problemi di coscienza”, a cui parteciparono figure del calibro di Margaret Mead e Jean Piaget mentre gli organizzatori della CIA prendevano copiosi appunti; oppure il meno innocente progetto svolto allo Ionia State Hospital in Michigan per testare gli effetti di LSD, marijuana e dell’ipnosi su predatori sessuali, con o senza che ne fossero consapevoli – collegando la resistenza di costoro ad ammettere i propri crimini con quella delle spie a rifiutare di fornire informazioni segrete.

Dunque com’è possibile che un personaggio come Carl Rogers, apertamente critico del maccartismo e delle forme autoritarie di governo, si imbarcasse in un’impresa simile? In molti si sono chiesti se egli fosse a conoscenza di chi ci fosse realmente dietro quelle ricerche e quali fossero i reali fini, giustificandolo col fatto che fosse convinto di essere utile alla sua nazione, come aveva già fatto curando i reduci della seconda guerra mondiale. Rogers lo sapeva, come attesta la lettera inviata al rettore dell’Università di Chicago nel 1956: «il dottor Harold Wollf della Cornell Medical School, una delle maggiori autorità mondiali nella medicina psicosomatica (…) mi ha chiesto di partecipare come consulente a un progetto top-secret del ministero della Difesa che riguarda la salute mentale.»

Anche se nel corso dei suoi studi non andò oltre i suoi principi deontologici, non volendo mai forzare i pazienti a fare cose che non desideravano, resta da chiarire come mai partecipò agli esperimenti della CIA. Rogers ne spiegò i motivi a Patricia Greenfeld nel 1977: «era un’organizzazione che, per quanto ne sapevo all’epoca, stava facendo cose legittime (…) Nel clima o atteggiamento che c’è ai giorni nostri nei confronti delle attività di intelligence è impossibile capire quale fosse quello degli anni ’50. Sembrava che la Russia fosse un nemico molto potente e che gli Stati Uniti fossero molto saggi nel voler raccogliere qualsiasi informazione possibile circa quel che la Russia stesse cercando di fare, come il lavaggio del cervello o influenzare le persone. Motivo per cui a quell’epoca non mi sembrava affatto disonorevole essere in contatto con un’unità di intelligence. Oggi lo vedo sotto una luce abbastanza diversa». Un altro motivo per accettare di partecipare a questi programmi era di tipo economico: «in effetti erano tra i primi soldi che ottenemmo per svolgere ricerche in psicoterapia. Erano lavori che cercavamo di fare da molto tempo ma non riuscivamo a trovare fondi». Quasi certamente Rogers non era a conoscenza di molti dettagli delle ricerche condotte per conto della CIA, soprattutto quelle che riguardavano l’uso di droghe o altre tecniche invasive di interrogatorio sulle cavie scelte tra gli studenti, tendenzialmente quelli più poveri. L’unico progetto politico di cui ammise essere a conoscenza, fu allorché durante un incontro «a lui e ad altre personalità nel campo della personalità e della psicoterapia diedero moltissime informazioni sul conto di Khrushchev», allora primo ministro sovietico. Rogers disse che fu chiesto loro di dire cosa pensassero di lui e in che modo trattare con lui. «E questo mi sembrava pienamente legittimo e di sani principi. Non credo che contribuimmo molto, ma ad ogni modo ci provammo». (Patricia Greenfield, “CIA’s behavior caper”, APA Monitor, 1977, p. 10)

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Sommario 7.16

  • Introduzione con Alex Karp, CEO Palantir: «Beh, mi piacerebbe procurarmi un drone e spruzzare fentanil misto a urina su quegli analisti che hanno cercato di incastrarci. Ma il mio obiettivo più alto è sempre stato rendere questa nazione la potenza leader del mondo». (22/9/2025)
  • IOA – Spot 35 – Il governo invisibile
  • ALGORITMI DELLA DESERTIFICAZIONE – Contro l’agricoltura digitale e il suo mondo (Alcuni oppositori alla digitalizzazione del mondo, Napoli, gennaio 2026)

Riferimenti 7.16

  • Jud’s Gallery, Catch the Fly + Nordrach (SWF Sessions Volume 1, 1972-74)
  • Michael Ranta, Mike Lewis, Conny Plank, Mu I + Mu II + Mu III + Mu IV (Mu, 2010)

Episodio 7.15

Nella parte finale del libro, Rogers si domanda quale sarà l’impatto futuro del movimento dei gruppi, in particolare sulle istituzioni e più in generale sull’intero ambiente culturale. Innanzitutto, egli riconosce come questa tendenza allo sviluppo dei gruppi potrà cadere facilmente «nella mani degli speculatori, di quanti si presentano alla ribalta del gruppo soprattutto per ricavarne dei vantaggi personali, economici o psicologici». Possibilità a cui se ne aggiunge un’altra, «egualmente spiacevole», cioè che diventino una faccenda elitaria, “per iniziati”, preclusa all’uomo della strada e quindi da esso condannata. «Eventualità ancora più triste è che l’intera tendenza possa essere repressa da una società che sembra sempre più contraria al cambiamento», in un’epoca in cui secondo Rogers «vi sono maggiori probabilità che il potere cada nelle mani dell’estrema destra anziché dell’estrema sinistra», anche se il destino dei gruppi sarebbe segnato in entrambi i casi, essendo impossibile «immaginare un gruppo d’incontro nella Russia o anche nella Cecoslovacchia dei nostri giorni». (Carl Rogers, I gruppi d’incontro, pp. 154-155)

D’altronde già nelle prime pagine si era soffermato sui “Timori creati da questa tendenza”, segnalando come «l’attacco più virulento» a ogni sorta di esperienza intensiva di gruppo provenisse dai «circoli di destra e reazionari» che vi vedevano «una forma di “lavaggio del cervello” e di “controllo del pensiero”, di una cospirazione comunista come di un complotto nazista.» Nel gennaio 1970 un membro del Congresso fece acquisire agli Atti uno scritto polemico di Ed Dieckman Jr. dal titolo “L’internazionale della sensibilizzazione – Una rete per il controllo del mondo”, in cui tra l’altro attaccava la presidente della National Education Association, Elizabeth Koontz, e la sua volontà di «coinvolgere l’intera comunità in un unico gigantesco laboratorio di gruppi». Tra molti altri articoli, Rogers cita quello di Gary Allen in American Opinion, organo ufficiale della John Birch Society, del gennaio 1968, intitolato “Terapia dell’odio: l’addestramento alla sensibilizzazione per il cambiamento pianificato”, a suo avviso promosso «dalle solite forze della sinistra eversiva». Per Rogers la destra, formata principalmente da personalità autoritarie che «hanno la tendenza a considerare l’uomo fondamentalmente malvagio per natura», va in cerca del nemico per poterlo odiare, sia questo «la strega, il diavolo, il comunista (ricordate Joe McCarthy?) e ora sono l’educazione sessuale, il sensitivity training, l’umanesimo laico e altri demoni in voga». (Ibid., p. 18-19)

Dunque il variegato mondo dei gruppi è giustamente temuto da chi non vuole il cambiamento costruttivo, che perciò può fiorire «solo in un ambiente fondamentalmente democratico» e Rogers, considerandosi di natura ottimista, preferisce concentrarsi sulla possibilità che questa ondata cresca rapidamente e vigorosamente: «Saranno nuovi modi di “drogarsi”, di vivere più vivacemente e pienamente la vita senza ricorrere alla droga». Il lavoro di gruppo, «forza di opposizione alla disumanizzazione della nostra cultura», secondo Rogers più si espanderà e più contribuirà a umanizzare tali tendenze disumanizzanti: un ambiente sempre più impersonale, «formato dalla tecnologia scientifica, dalla tecnologia industriale e dall’affollamento urbano» a cui aggiungere «la concezione comportamentistica dell’uomo come semplice macchina (…) l’immagine depersonalizzata che la persona ha di se stessa come di un oggetto schedato e stimolato meccanicamente, manipolato da macchine e burocrati assolutamente indifferenti». Eppure, preso atto di come già nel 1970 la computerizzazione avanzasse a grandi passi nell’industria, nel governo, nell’istruzione e perfino nella medicina, Rogers non la vede come un male in sé e contribuisce a stimolare un movimento, che arriva fino ai giorni nostri, in cui burocrazia e meccanizzazione saranno umanizzati, controllati dall’uomo e sviluppati a fin di bene, più o meno le stesse pie illusioni che si nutrono riguardo l’IA: «L’individuo non sarà più semplicemente una scheda IBM o una serie di fatti memorizzati nel nastro magnetico di un computer». (Ibid., p. 156-157) Come candidamente ammesso dallo stesso Rogers, «una delle più importanti conseguenze del gruppo d’incontro» è quella di aiutare «l’individuo ad adattarsi al cambiamento», che coinvolge anche «il problema della rapidità d’adattamento dell’organismo umano alla velocità quasi inconcepibile dei cambiamenti prodotti dalla tecnologia». Ma a differenza di Toffler che prevede un “futuro shock” (Toffler, “Future Shock”, Playboy febbraio 1970) in cui la gente crollerà in quanto il ritmo accelerato delle mutazioni tecnologiche la sovrastano, Rogers scommette sulla consapevolezza delle capacità adattive da parte delle persone, a cui il gruppo d’incontro fornisce un enorme aiuto. E lo stesso tipo di cambiamento dovrà coinvolgere tutte le istituzioni, da quelle di governo fino alle famiglie, passando per altri problemi sociali quali «le esplosioni razziali, la violenza studentesca, le insolubili tensioni internazionali e ogni tipo di conflitto», e di nuovo il lavoro di gruppo fornisce «una soluzione parziale in vitro per queste situazioni. Il problema è: la potremo applicare su più vasta scala?» Il gruppo d’incontro potrà così lanciare una sfida alla scienza, uscire dall’aneddotica priva di importanza e «dar vita a una scienza fenomenologica umana», o perlomeno contribuire allo sviluppo di una scienza più adeguata allo studio della persona umana. (Ibid., p. 158-161)

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Sommario 7.15

Riferimenti 7.15

  • Missus Beastly, XOX + Aphrodisiakum + Uncle Sam (Missus Beastly, 1970)
  • The Dead Brothers, Appenzeller Tanz + There’s Always Someone That You Owe (Black Moose, 2014)
  • Älgarnas Trädgård, The Arrival of Autumn + Beetlewater + Almond Raga + Reflection (Delayed, 1974)
  • Älgarnas Trädgård, In the Mood of the Ancient (Live, 1971-72)
  • Bernard Vitet & Jean-Jacques Birgé, !Vivan Las Utopias! (Buenaventura Durruti, 1996)
  • Conrad Schnitzler, Die Rebellen Haben Sich In Den Bergen Versteckt (Blau, 1974)

Episodio 7.14

Stando a una stima “autorevole” di una persona che Carl Rogers non nomina, nel 1970 negli Stati Uniti avrebbero partecipato a qualche tipo di esperienza intensiva di gruppo circa 750.000 individui, con una tendenza in netto aumento, motivo per cui Rogers si domanda dove si troverà un numero sufficiente di facilitatori, “agevolatori”. Nel tentativo di soddisfare tale bisogno è stato istituito, tra gli altri, il La Jolla Program, che quando Rogers raggiunge il “Centro per lo studio della persona” in California era già avviato e nel 1970 entrava nel suo quarto anno. I tre co-direttori del corso, i dottori Meador e Coulson e il reverendo Land, «hanno sviluppato gradualmente una linea d’azione netta ma flessibile per fare acquisire delle esperienze utili alla formazione delle qualità proprie dell’agevolatore, delle doti di leadership e dei nuovi metodi di personalizzazione dei processi didattici e di stimolo alla libertà inventiva in ogni occasione di interazione umana». L’intenzione del programma di La Jolla è di rifuggire la pratica e il concetto stesso di “addestramento”, training, essendo «impossibile “addestrare” un individuo a essere una persona». (Rogers, I gruppi d’incontro, p. 147) Allo stesso modo, si rifiuta l’assegnazione di attestati, dato che la validità dell’esperienza sarà certificata non da un pezzo di carta ma al ritorno nel contesto di partenza, nei cosiddetti gruppi back-home, ovvero l’ambito in cui ciascun facilitatore opera.

I corsi californiani sono suddivisi in tre fasi: l’esperienza della partecipazione a più gruppi d’incontro ristretti, a cui fa seguito la parte nozionistica che pone il partecipante di fronte alla vasta gamma degli approcci adoperati nei gruppi; infine, gli si garantisce la possibilità di co-agevolare due gruppi d’incontro di weekend. Lo spirito che anima il programma di La Jolla si evince da una dichiarazione dei tre direttori: «Permea il programma (…) una filosofia della guida del gruppo centrata sulla persona, una concezione che dà risalto al concetto che la massima crescita tanto per il gruppo quanto per l’agevolatore si ottiene quando quest’ultimo partecipa al proprio gruppo come persona, non come un qualsiasi esperto.» (Ibid.)

Rogers riassume il programma di La Jolla elencandone le qualità che lo differenziano da altre offerte di lavori in gruppo: «va decisamente contro corrente rispetto ai corsi di leadership oggi in funzione (…) Esso ridimensiona l’importanza attribuita a quella perizia manipolatoria, interpretativa, altamente specializzata, che sembra acquistare sempre maggior rilievo nell’istruzione dei leaders di gruppo. Non dà molto peso agli “esercizi”, che per molti leaders di gruppo sono diventati una larga messe di espedienti. Al contrario, concentra soprattutto gli sforzi sullo sviluppo di persone che operino più efficacemente nei loro rapporti interpersonali, sia durante il corso sia nella loro situazione back-home.» (Ibid., p. 151)

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Sommario 7.14

Riferimenti 7.14

  • Vita Nova, Istanbul + Lacrimosa (Death Of A World) (Vita Nova, 1971)
  • Ovuca, Narsku + Festival + Luppa Penguine (Lactavent, Rephlex, 1999)
  • Triforce, Silence (Zenon Records: 20 Years, 2023)
  • Parlare con i morti (Tv News & Spot 2wai)
  • Ovuca, Leiba (Lactavent, Rephlex,1999)
  • Älgarnas Trädgård, Tristans Klagan (La rotta) + Det Finns En Tid För Allt, Det Finns En Tid Då Även Tiden Möts + Två Timmar Över Två Blå Berg Med En Gök På Vardera Sidan, Om Timmarna, Alltså + Saturnus Ringar + Framtiden Är Ett Svävande Skepp, Förankrat I Forntiden + Viriditas (Framtiden Är Ett Svävande Skepp, Förankrat I Forntiden, 1972)

TAVERNA PSICHEDELICA – VOLUME 3

Selezione di rock tedesco degli anni 1969-1974

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Riferimenti Taverna psichedelica – Vol. 3

  • Guru Guru, Der LSD – Marsch (UFO, 1970)
  • Orange Peel, I Got No Time (1969)
  • Frame, Childrens Freedom (Frame of Mind, 1972)
  • The Chaparall Electric Sound Inc, Hallucination (Electric Sound For Dancing, 1970)
  • Electric Sandwich, Nervous Creek (Electric Sandwich, 1972)
  • Damenbart, Ich bin der Wind (Impressionen ‘71, 1971-72)
  • Dschinn, Freedom (Dschinn, 1972)
  • Ernst Schultz, Synthetischer Orient Nr. 1 (Paranoia Picknick, 1971)
  • Lied des Teufels, Steht nicht abseits (Lied des Teufels, 1973)
  • Electric Food, Tavern (Electric Food, 1970)
  • Made In Germany, Pain Of War (Made In Germany, 1971)
  • Da Capo, Free (Da Capo, 1972)
  • Zweistein, A Very Simple Song (Trip – Flip Οut – Meditation, 1970)

Episodio 7.13

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Sommario 7.13

Riferimenti 7.13

  • Ernst Schultz, Paranoia Picknick + 10 Finger Blind (Paranoia Picknick, 1971)
  • Genesis P-Orridge & Psychic TV feat. The Angels of Light, “A Star Too Far” (Lullaby For Syd Barrett) (Trip Reset, 1996)
  • Syd Barrett, Clowns and Jugglers (Octopus) + Golden Hair [Take 1] + Late Night [Take Two] + Lanky, Pt. 1 [Take 1] (Opel, 1969-70)
  • Syd Barrett, No Man’s Land [Take 5] + No Good Trying [Take 3] + No Man’s Land [Take 5] (The Madcap Laughs, 1969)
  • Syd Barrett, Maisie + Waving My Arms in the Air [Take 1] + I Never Lied to You [Take 1] (Barrett, 1970)
  • Syd Barrett, Scream Thy Last Scream (Magnesium Proverbs, 1967)
  • ZanB, Blackout (Muse, Cello Instrumental Cover) (2019)
  • Karl Heinz Schäfer, Utopia (Les Gants Blancs Du Diable, 1973)

Episodio 7.12

Carl Rogers è convinto che il lavoro dei gruppi d’incontro serva a curare la società, a farla funzionare meglio, infatti si è rivelato utile allorché applicato in vari settori. Nella chiesa, dove è stato adoperato ampiamente per «instaurare quel senso della comunità che manca così spesso», per promuovere la partecipazione dei parrocchiani, migliorare la comunicazione con i pastori e unire vecchie e nuove generazioni. Nell’apparato statale, anche se nel corso degli anni Sessanta è stato piuttosto raro, per migliorarne l’organizzazione e favorire «un tipo di leadership governativa più libera, meno autoritaria, più comunicativa». Nei rapporti razziali, anche qui poco utilizzato, per «dirimere le tensioni tra gli individui e tra i gruppi», ma non con l’obiettivo di attenuare le tensioni, ma per far progredire la comunità ed eliminare i peggiori ostacoli all’eguaglianza razziale. E poi nelle famiglie, nel gap generazionale, nelle tensioni internazionali. Ma soprattutto in due ambiti su cui Rogers si sofferma maggiormente, quello industriale-aziendale, luogo dove più che altrove sono stati sperimentati i gruppi d’incontro, e la pubblica istruzione. In ambito scolastico Rogers fornisce alcuni esempi che lo hanno visto coinvolto in prima persona, come l’intervento del Center for Studies of the Person, nel 1966, per applicare questo “strumento di cambiamento sociale” in un complesso scolastico (comprendente college femminile, scuole medie ed elementari) gestito dall’Ordine cattolico del Cuore Immacolato. Oppure il Project Transition attuato a fini anni Sessanta nelle scuole di Louisville in Kentucky ldove era alto il numero di bambini provenienti da famiglie povere e negre. Tra le finalità del programma di lavoro di gruppo ci sono la «rieducazione degli insegnanti perché acquisiscano le doti interpersonali necessarie a instaurare con gli allievi rapporti che offrano loro maggior sostegno ed empatia», oppure la «creazione di corpi insegnanti in cui vi sia equilibrio razziale, tali da costituire modelli viventi di migliorati rapporti umani».

In campo industriale, Rogers cita uno degli esempi a suo avviso più ingegnosi in cui si è fatto un uso intensivo dei gruppi, la TRW Systems (grossa società che produce «complicati elaboratori dell’era spaziale») per affrontare i problemi psicologici e le preoccupazioni del personale in occasione della fusione tra due società. I National Training Laboratories hanno lavorato molto con aziende soprattutto in programmi di sviluppo organizzativo, puntando a una serie di obiettivi che comprendono la creazione di un clima di franchezza, l’integrazione tra autorità derivante da funzione o status e quella del sapere e delle capacità, avvicinare responsabilità decisionali e soluzione dei problemi alle fonti d’informazione, instaurare un clima di fiducia, «indirizzare maggiormente la competitività verso gli obiettivi di lavoro ed esaltare gli sforzi di collaborazione», «realizzare un sistema di ricompense a riconoscimento dei risultati ottenuti», «accrescere nei lavoratori il senso di “appartenenza” degli obiettivi dell’organizzazione», aiutare i dirigenti a operare in modo pertinente e non ricopiando quanto già fatto in passato, infine «accrescere l’autocontrollo e l’autodirezione per il personale nell’ambito dell’organizzazione». (Carl Rogers, I gruppi d’incontro, pp. 134-145)

Tali benefici emergono anche dall’analisi allora più completa sugli effetti dei gruppi d’incontro, quella di Jack Gibb pubblicata nel 1970 (“The Effects of Human Relations Training”, in Handbook of Psychotherapy and Behavior Change), che dopo aver preso in esame centinaia di studi conclude: «Le esperienze intensive di addestramento di gruppo hanno effetti terapeutici», sebbene Rogers preferisca evitare quest’ultimo termine e parlare di «stimolo psicologico all’accrescimento». Secondo Rogers uno dei dati principali che emerge tanto da questi studi quanto dalle sue molteplici esperienze, è l’evoluzione positiva riscontrabile nei singoli partecipanti, cosa che rende infondata la preoccupazione, largamente diffusa tra i profani, circa gli effetti traumatici dell’addestramento di gruppo. «Avvengono dei cambiamenti nella sensibilità, nella capacità di controllare i sentimenti, nella direzionalità della motivazione, negli atteggiamenti verso il Sé, negli atteggiamenti verso gli altri e nell’interdipendenza» (Carl Rogers, I gruppi d’incontro, pp. 117-118) effetti che, dopo aver provocato agitazione e cambiamenti nell’individuo, «sembra quasi inevitabile che la provochino nelle istituzioni, ed è questa l’esperienza più minacciosa per il dirigente tradizionale». (Ibid., p. 75)

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Sommario 7.12

  • Introduzione con Yuval Noah Harari (Davos 2026)
  • Trailer Mercy – sotto accusa (2026) / Carlo Nordio e le BR
  • IOA – Spot 27 – Amitripticina
  • ESPERIMENTO ROSENHAM E GUERRA COGNITIVA – Prima parte
  • IOA – Spot 28 – Recharge
  • Biotech Act: opportunità e sfide per l’Italia e per l’Europa nel nuovo scenario geopolitico (Assemblea di Assobiotec, Roma, Auditorium della Tecnica di Confindustria, 25/6/25; con Fabrizio Greco, presidente Federchimica Assobiotec / Maria Cristina Porta, Direttore Generale Fondazione Enea Tech e Biomedical / Luigi Naldini Direttore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica, professore ordinario di Istologia e Terapia Genica e Cellulare, Università Vita-Salute San Raffaele di Milano)
  • Elbit Systems presents: LANIUS – Search & attack in one (spot di droni da Guerra)
  • IOA – Spot 29 – Iraq 2 Odorama

Riferimenti 7.12

  • Kalacakra, Raga n° 11 + September Full Moon (Crawling to Lhasa, 1972)
  • Negazione, Tutti pazzi (Mucchio selvaggio, 1984)
  • Sinéad O’Connor, Drink Before The War (The Lion and the Cobra, 1987)
  • Sinéad O’Connor, 8 Good Reasons (I’m Not Bossy, I’m the Boss, 2014)
  • Sinéad O’Connor, What Doesn’t Belong To Me (Faith and Courage, 2000)
  • Sinéad O’Connor, Three Babies + Feel So Different (I Do Not Want What I Haven’t Got, 1990)
  • MGZ, Ho un appuntamento dallo psichiatra (Cambio vita, 1995)
  • Kill For Total Peace, Jeu d’échecs (Kill For, 2009)
  • La Grande Famiglia, Campo Di Battaglia (Una Città Possibile. Storie di centro e di periferia, 1972)

Episodio 7.11

Sorto negli anni Quaranta e diffusosi il decennio seguente, il lavoro di gruppo giunge a piena maturazione nel corso degli anni Sessanta, soprattutto negli Stati Uniti dove le scoperte frutto dei T-groups e dei gruppi “di incontro” del National Training Laboratories sono riportate all’interno di nuove riviste, come il The Journal of Humanistic Psychology nato nella primavera del 1961 sotto la guida di Abraham Maslow, che firma anche un articolo nel primo numero, “La salute come trascendenza dell’ambiente”; e ancor più il Journal of Applied Behavioural Science, legato al NTL e indirizzato a coprire i lavori di psicologia dei gruppi e delle organizzazioni, dove nel primo numero del marzo 1965 sono presenti i contributi di Carl Rogers (“Affrontare le tensioni psicologiche”) e Chris Argyris (“Esplorazioni nella competenza interpersonale”).

Rogers è stato una figura importante della storia della psicologia americana (nel 1947 divenne presidente dell’American Psychological Association e nel 1956 dell’American Academy of Psychotherapists), considerato unanimemente uno dei principali fondatori della “psicologia umanistica”, e secondo molti il padre della teoria-pratica della facilitazione. Nato nel 1902 da una famiglia agiata con principi religiosi e morali piuttosto rigidi, intraprese fin da giovane gli studi teologici ma a vent’anni, dopo un viaggio in Cina di alcuni mesi per partecipare a una conferenza internazionale organizzata dalla Federazione Mondiale degli Studenti Cristiani, torna negli Stati Uniti e cambia radicalmente indirizzo a favore della psicopedagogia. Professore di Psicologia all’Università dell’Ohio e poi all’Università di Chicago, dove inaugura il Counseling Center per studenti, dagli anni ’40 sviluppa un approccio terapeutico da lui definito come “non direttivo”, caratterizzato da una “accettazione positiva incondizionata”, nota anche come “basato sul cliente o sulla persona”, che in seguito allargò all’educazione con l’apprendimento “basato sullo studente”.

Dal 1957 è professore di Psicologia e Psichiatria all’Università del Wisconsin, dove sperimenta il suo approccio terapeutico su pazienti psicotici, ma nel 1964 abbandona l’insegnamento, deluso dall’atteggiamento della psichiatria ufficiale americana di stampo organicista. Si trasferisce a La Jolla, California, presso il Western Behavioural Science Institute, organizzazione indipendente fondata cinque anni prima e diretta dal suo ex allievo Richard Farson, dedicata alla ricerca nel campo delle scienze umane e uno dei più importanti istituti per la formazione di leader in campo manageriale, dove sviluppa le sue teorie sul comportamento dei gruppi che culmineranno nella pubblicazione di On Encounter Groups (1970). Qui a partire dal 1966 dà vita al La Jolla Program, attivo ancora oggi, e nel 1969 fonda, insieme ad altri colleghi, il Center for the Study of the Person. Negli anni seguenti fonda l’Institute of Peace per lo studio e la risoluzione dei conflitti, e muore il 4 febbraio del 1987 per un improvviso attacco cardiaco a seguito della rottura dell’anca.

Una delle principali intuizioni di Rogers nella sua opera pionieristica di facilitazione dei gruppi, è stata quella di aver compreso come il lavoro di gruppo funzioni meglio in assenza di una forte strutturazione e di una guida troppo invasiva. Secondo lui nel gruppo emerge dapprima la maschera di ogni partecipante e «i veri sentimenti e le persone reali emergono solo con cautela. Il contrasto tra il guscio esterno e la persona all’interno diventa sempre più evidente con il passare delle ore» e poco a poco «si instaura un senso di autentica comunicazione». Ovvero, il gruppo aiuterebbe in senso terapeutico ogni individuo a tirare fuori la sua vera natura, potendo constatare che, sebbene questa possa essere a suo avviso poco attraente per gli altri, in fin dei conti sarà sempre meglio che nascondersi dietro la recita di un personaggio inesistente, e questo sarà utile prima di tutto a lui stesso: «in un gruppo siffatto l’individuo giunge a conoscere se stesso e ogni altro più a fondo di quanto non riesca a fare negli usuali rapporti sociali o di lavoro. Si familiarizza profondamente con gli altri membri e con il proprio intimo Sé, quel Sé che altrimenti egli tende a nascondere dietro la facciata.»

Questo miglioramento, poi, si rifletterà anche nella vita quotidiana, motivo per cui negli anni Sessanta si è assistito negli Stati Uniti a una rapida diffusione dei gruppi, che Rogers si spiega grazie a due elementi: «il primo è la disumanizzazione crescente della nostra cultura, nella quale non conta la persona, ma unicamente la sua scheda perforata o il numero della sua tessera assistenziale. (…) Il secondo è il fatto che abbiamo raggiunto un benessere che ci consente di prestare attenzione ai nostri bisogni psicologici. Sino a quanto sarò preoccupato per quello che riuscirò a guadagnare il mese prossimo, non avrò un’acuta consapevolezza della mia solitudine.» Per Rogers ciò che spinge le persone verso i gruppi d’incontro è un «bisogno psicologico», la «fame di qualcosa che la persona non trova nell’ambiente di lavoro, nella chiesa cui appartiene, sicuramente non nella scuola o nel college e neppure – cosa abbastanza triste – nella vita familiare moderna.» Una fame di rapporti «che siano intimi e veri; in cui sentimenti ed emozioni possano essere espressi con spontaneità, senza essere preventivamente censurati o repressi». (Rogers, I gruppi d’incontro, pp. 16-17)

Il ruolo terapeutico del gruppo è sottolineato da Rogers quando lo paragona ad un organismo, che ha la sensazione di quale sia la direzione da intraprendere sebbene non sia in grado di esprimerlo a parole con chiarezza. Rogers dice di essersi ispirato a un documentario medico che gli fece molta impressione, una serie di fotografie al microscopio che mostravano i globuli bianchi muoversi nel flusso sanguigno in un modo che poteva essere descritto come intenzionale e risoluto verso un batterio nocivo, accerchiarlo e distruggerlo, per poi tornare alle loro “normali occupazioni”. «Allo stesso modo, mi sembra che un gruppo riconosca gli aspetti malsani del suo processo, si focalizzi su questi, se ne liberi o li elimini e proceda nella direzione di diventare un gruppo più sano. Questo è il mio modo di esprimere il fatto che ho visto la “saggezza dell’organismo” manifestarsi a ogni livello, dalla cellula al gruppo.» (“Carl Rogers describes his way of facilitating encounter groups”, The American Journal of Nursing, vol. 71, n. 2, febbraio 1971)

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Sommario 7.11

  • Introduzione con Pekka Lundmark (CEO Nokia, Davos 2022) ed Elon Musk (Davos 2026)
  • IOA – Spot 24 – Raus
  • Valentino Valentini, viceministro Ministero Imprese e Made in Italy, “Presto Biotech Act Ue” (Il Sole 24 ORE, 6/12/2024)
  • IOA – Spot 25 – Detractor
  • DAL PANOPTICON AL PANGNOSTICON E OLTRE…TESTO
  • IOA – Spot 26 – Henry Kissinger

Riferimenti 7.11

  • Grobschnitt, Solar Music (Ballermann, 1974)
  • Dan Ar Braz, Le Sang des navires (Acoustic, 1985)
  • Electronic Eye, Counter Insurgent + Bush Channel Stepper + Datacrime + Electronic Sight + Go Back (Closed Circuit, 1994)

TAVERNA PSICHEDELICA – VOLUME 2

Selezione di rock tedesco degli anni 1969-1974

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Riferimenti Taverna psichedelica – Vol. 2

  • Tangerine Dream, Resurrection (Electronic Meditation, 1970)
  • Amon Düül II, Deutsch Nepal (Wolf City, 1972)
  • Ravers Going Underground, Behave Us Of The 3rd World War (Bad, Bad World, 1969)
  • Can, Nineteen Century Man (Delay, 1968-69)
  • Ton Steine Scherben, Macht kaputt was euch kaputt macht (Warum Geht Es Mir So Dreckig?, 1971)
  • Necronomicon, Requiem Vom Ende (Tips Zum Selbstmord, 1972)
  • Nico, The End (estratto) (The End…, 1974)
  • Xhol Caravan, Planet Earth (Electrip, 1969)
  • Hairy Chapter, Looking For A Decent Freedom (Eyes, 1970)
  • Message, Changes (The Dawn Anew Is Coming, 1972)
  • Epitaph, Moving To The Country (Epitaph, 1971)
  • Coupla Prog, Your Time Has Come (Death Is A Great Gambler – Swf Sessions 1970-72)
  • Rattles, The Witch (The Witch, 1971)
  • Weed, Sweet Morning Light (Weed…!, 1971)

TAVERNA PSICHEDELICA – VOLUME 1

Selezione di rock tedesco degli anni 1969-1974

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Riferimenti Taverna psichedelica – Vol. 1

  • A.R. & Machines, Body (Die Grüne Reise – The Green Journey, 1971)
  • Sand, Touch The Tyrants (Desert Navigation (1973-82), 2011)
  • Bokaj Retsiem, I’m So Afraid (Psychedelic Underground, 1969)
  • Faust, It’s a Bit of Pain (Faust IV, 1973)
  • Birth Control, Pandemonium (Operation, 1971)
  • Gift, Bad Vibrations (Gift, 1972)
  • Virus, King Heroin (Thoughts, 1971)
  • A.R. & Machines, In The Same Boat (Die Grüne Reise – The Green Journey, 1971)
  • Murphy Blend, At First (First Loss, 1970)
  • Eloy, Voice Of Revolution (Eloy, 1971)
  • The Cosmic Jokers, Der Herrscher (Sci-Fi Party, 1974)
  • Kraan, Sarah’s Ritt Durch Den Schwarzwald (Kraan, 1972)
  • Lokomotive Kreuzberg, Speed, King & Co (James Blond – Den Lohnräubern Auf Der Spur, 1973)
  • Amon Düül II, Syntelman’s March of the Roaring Seventies – Pull Down Your Mask (Tanz der Lemminge, 1971)

Episodio 7.10

All’origine della tendenza al lavoro di gruppo ci sono alcune istituzioni che, nel corso della Seconda Guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra, hanno svolto un ruolo fondamentale: oltre al Research Centre del MIT e all’istituto di psicologia comportamentale National Training Laboratories negli Stati Uniti, in Inghilterra troviamo gli istituti Tavistock e Roffey Park, tutt’oggi attivi e influenti. L’istituto Roffey Park di Horsham, una settantina di chilometri a sud di Londra, nacque a partire dal centro di riabilitazione per il trattamento dei lavoratori dell’industria gravati da sovraccarichi di lavoro, stress nervoso e depressione, creato durante gli ultimi anni del Secondo conflitto mondiale: adoperando «un approccio olistico e rivoluzionario che combinava trattamenti medici personalizzati, supervisione dietetica, educazione fisica ed ergoterapia», puntava a curare in un ambiente congeniale, lontano dalle pressioni del luogo lavorativo, e giunse nei primi due anni ad occuparsi di oltre 1.700 pazienti! (https://www.roffeypark.com/our-history/) Dal 1946, il Roffey Park Institute oltre a continuare l’opera del centro di riabilitazione, si propose di svolgere ricerche sui problemi sociali presenti nelle industrie e sui posti di lavoro, così come sul benessere degli impiegati di fabbriche e aziende, e nel 1947 inaugurò il suo primo corso residenziale chiamato Health and Human Relations in Industry and Research Studies.

L’istituto Tavistock di Londra nacque dall’omonima clinica che negli anni seguenti la Prima guerra mondiale svolgeva ricerche su adulti e bambini che soffrivano di problemi psicologici e mentali, in particolar modo i soldati reduci dal fronte vittime di stress post-traumatici. Il personale di Tavistock continuò a lavorare a contatto con i militari prendendo in considerazione anche i problemi che sarebbero potuti insorgere nella popolazione civile in caso di una nuova guerra mondiale, a seguito di bombardamenti, evacuazioni e shock provocati da ferite e lutti. Nel 1947, una volta assorbita la clinica dal servizio sanitario nazionale, anche grazie a una cospicua donazione della fondazione Rockfeller nacque il Tavistock Institute of Human Relations; negli anni seguenti collaborò con le principali aziende britanniche tra cui Unilever e Shell oltre che con il National Coal Board (ente pubblico creato per gestire l’industria mineraria nazionalizzata nel dopoguerra), concentrandosi su ricerche riguardanti gli ambiti amministrativi e gestionali, le donne sul posto di lavoro e l’adozione o il rifiuto delle nuove tecnologie. A Tavistock operava Eric Trist, laureato in psicologia e molto interessato ai lavori di Kurt Lewin, che aveva incontrato sia in patria sia negli Stati Uniti, che allo scoppio della Seconda guerra mondiale divenne uno psicologo clinico presso il Maudsley Hospital di Londra, un ospedale universitario dove si curavano anche psicologicamente i reduci di guerra. Quindi si unì al lavoro nell’esercito della clinica Tavistock, dove divenne psicologo capo presso il quartier generale delle Unità di reinsediamento civile (CRU) per i prigionieri di guerra rimpatriati, che definirà «probabilmente la singola esperienza più emozionante della mia vita professionale». (Eric Trist, “Guilty of Enthusiasm”, in Management Laureates. A Collection of Autobiographical Essays, vol. 3, 1993)

Entrambi gli istituti sono stati tra i primi in Europa a svolgere ricerche in campo psicologico basandosi sul lavoro di gruppo, in particolare Tavistock si avvarrà di un importante contributo teorico, la rivista Human Relations, «nella convinzione che gli scienziati sociali dovrebbero lavorare assieme per unire le conoscenze nell’ambito delle rispettive discipline, nel tentativo di comprendere il carattere e la complessità dei problemi umani». (“About HR”, in https://www.humanrelationsjournal.org/.) Nel primo numero è presente un articolo di Kurt Lewin, “Frontiere nelle dinamiche di gruppo: concetto, metodo e realtà nelle scienze sociali; equilibrio sociale e cambiamento sociale”. Ma gli strumenti a disposizione dell’istituto Tavistock erano anche altri, infatti già qualche anno prima, nel 1942, il pubblicitario Alex Osborne aveva formulato le quattro regole di base del processo che divenne noto come Brainstorming (Alex Osborne, How to “Think Up”, 1942; vedi anche Applied Imagination, 1953), mentre lo stesso Lewin aveva sviluppato l’idea di Action Research (Kurt Lewin, “Action Research and Minority Problems”, Journal of Social Issues vol. 2, n. 4, 1946) e Reg Revans quella di Action Learning. Revans, tra le altre cose Direttore dell’Istruzione presso il National Coal Board dal 1945 al 1950, sviluppò l’approccio action learning per la risoluzione dei problemi proprio in questo periodo e in questo ambito, lavorando assieme a E. F. Schumacher, economista autore di Piccolo è bello e consulente del National Coal Board, e a Eric Trist. Roffey Park e Tavistock svilupparono il loro lavoro attorno alle “relazioni di gruppo”, un sistema di apprendimento tramite l’esperienza, creando metodi specifici per studiare e comprendere le dinamiche di gruppo e ciò che riguarda la leadership, l’autorità e il “comportamento organizzativo”. Partendo da questioni legate alla salute mentale di popolazione e soldati in seguito a traumi legati alla guerra, le ricerche di questi istituti e in particolare di Trist si concentrarono sui problemi legati al mondo del lavoro e dell’impresa. Così, quando negli anni ’50-’60 si assiste a un nuovo tipo di gestione chiamato modello dei sistemi aperti (open-systems model), che permette alle imprese di affrontare i frequenti cambiamenti nei loro ambienti e che favorisce adattamento e innovazione, i ricercatori sviluppano l’approccio di gestione sociotecnica. Il termine fu coniato da Trist nell’ambito della ricerca sulla riorganizzazione del lavoro in una miniera di carbone, allorché una nuova tecnologia di taglio meccanico del prodotto inizialmente permise un forte aumento della produttività ma poi provocò inconvenienti legati alla gestione della manodopera e della burocrazia, che portarono a tensioni interne e a un calo della produzione. La sociotecnica analizza i sistemi produttivi ponendo le variabili tecniche e sociali sullo stesso piano, individua l’equilibrio di un’organizzazione aziendale nel suo interscambio con il contesto esterno, e sostiene che la tecnologia non impone un modello organizzativo unico ma che è sempre possibile scegliere, tra diversi modelli di organizzazione del lavoro, quello più adatto a conciliare le esigenze tecniche con quelle del sistema socio-economico.

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Sommario 7.10

  • Introduzione con Desdemona Robot
  • IOA – Spot 22 – Tioporin
  • Preside di una scuola media di Tel Aviv
  • IOA – Spot 23 – Flufenazina
  • TecnoWired e la sfida dell’AI – Prima parte (con Luca Zorloni ed Emiliano Audisio, dirigenti Wired / Mariarosaria Taddeo, filosofa di etica digitale a Oxford / Janet Adams, dirigente di SIngularityNET e nel consiglio direttivo di Artificial Superintelligence Alliance / Desdemona robot) – Tratto dall’evento di Wired Italia “The Big Interview 2025”, Università Bocconi di Milano 26/6/2025
  • Intermezzo con Desdemona the robot
  • Luigi, Maledette zanzare. Come sterminarle con la tecnologia “gene drive” (Malamente n° 38, novembre 2025) – TESTO
  • TecnoWired e la sfida dell’AI – Seconda parte (con Francesca Bria, UCL Institute for Innovation and Public Purpose / Riccardo Zecchina, fisico e professore di Machine Learning e Data Science alla Bocconi / Antonio Ereditato, fisico professore alla Università di Chicago / Bertrand Piccard, aviatore e psichiatra svizzero, presidente della fondazione Solar Impulse) – Tratto dall’evento di Wired Italia “The Big Interview 2025”, Università Bocconi di Milano 26/6/2025

Riferimenti 7.10

  • Desdemona’s Dream Band & Desdemona the Robot, If I Only Had A Brain (Live Conferenza AGI – Artificial General Intelligence, Seattle Agosto 2022)
  • German Oak, The Third Reich (German Oak, 1972)
  • Klezmer Conservatory Band, Biz In Vaysn Tog Arayn (Until Dawn) (Dance Me To The End Of Love, 2000)
  • Squallor, Bla bla bla (Palle, 1974)
  • Desdemona’s Dream Band, Like A Wasp (2022)
  • Zakarya, Last Night A Rebe Saved My Life (Greatest Hits, 2011)
  • Corleone, Umuntu Ngumuntu Ngabantu (Blaccahénze, 2013)
  • Acoustic Ladyland, Living With A Tiger (Living With A Tiger, 2009)
  • Alamaailman Vasarat, Hajakas (Valta, 2012)
  • The Crooked Fiddle Band, The Rom Rebellion (Rise, 2008)
  • Yoshie Fruchter, Skin And Bones (Pitom, 2008)
  • Barons of Tang, Octopus (Into The Mouths Of Hungry Giants, 2013)
  • Alamaailman Vasarat, Mielisaurus (Huuro Kolkko, 2009)