Episodio 7.31

La seconda parte dell’articolo di Jerome Liss sulla politica della partecipazione ai gruppi e la fantomatica “nuova rivoluzione sociale”, evidenzia alcune caratteristiche fondanti la nascente ideologia del lavoro di gruppo e della facilitazione. Continuando ad elencare i miti da sfatare riguardo la partecipazione ai gruppi, c’è quello secondo cui le persone non sarebbero ancora pronte, magari sarà una buona idea ma per il futuro. Tra il volere tutto e subito e il non far niente Liss propone un’altra via: «La partecipazione a un gruppo non è una filosofia del “non adesso”, ma un processo del “sempre adesso”, perché è un primo passo (…), seppur piccolo, che si può sempre fare, e l’ultimo passo è sempre lontano da noi.» Inoltre, altra obiezione, discutere sul come fare ci allontana dal prendere le decisioni, eppure piccoli cambiamenti, basati su decisioni prese in fretta e con scarse valutazioni, possono scaturire dal movimento della partecipazione ai gruppi in modo più realistico ed effettivo rispetto alle speranze di un “big bang” da parte dei rivoluzionari che vogliono “cambiare tutto subito”. «Ad esempio, ci sono radicali in grado di passare più tempo a discutere delle loro “tattiche rivoluzionarie” (inclusa la violenza) con i gomiti poggiati sul tavolo (…) e con le tasche piene delle immagini di una società utopica, invece di alzarsi effettivamente dalle loro sedie per passare all’azione che organizzi “i non organizzati” e quindi presti loro ascolto». (Jerome Liss, “The Politics of Group Participation and the New Social Revolution. Part II”, Self & Society. An International Journal for Humanistic Psychology, Vol. 5, n. 4, aprile 1977)

Liss, pare di capire, ambisce a un’ipotetica “rivoluzione sociale” che però non sia un cambiamento drastico ma il frutto di un lento lavorio individuale, armonizzato dalla partecipazione a piccoli gruppi, e grazie a una presa di coscienza e sviluppo delle proprie potenzialità. Ma dato che questa visione ricorda in larga parte l’idea anarchica, Liss evita ogni dubbio e ci fornisce, come la definisce lui stesso, «una lezione per evitare il collasso provocato dall’anarchia». Cosa intende? Parte da un’ennesima obiezione solitamente mossa contro l’ipotesi di organizzare la società in piccoli gruppi, quella secondo cui, essendo la nostra società troppo complessa così come le fonti energetiche, le fabbriche e la catena di approvvigionamento industriale, è necessario un controllo centralizzato, altrimenti sarebbe il caos. «Dal periodo della rivoluzione industriale, abbiamo invaso il pianeta con esseri umani che ora vivono in un ambiente urbano-suburbano – ambiente che è troppo vasto, che allontana ogni persona e famiglia dalle altre persone e famiglie, e che distrugge la campagna in modo da impedire la nostra relazione con la vegetazione e gli animali.» Eppure non è facile uscire dal modello delle megalopoli, giacché «liberare all’improvviso la nostra economia materiale da un controllo centralizzato può portare alla distruzione e forse perfino al disastro. Come un gigante che deve essere alimentato da un solo albero, questo albero dev’essere preservato.» (Ibid.)

Liss fornisce un esempio storico di che cosa intende con “questo albero”: dopo la rivoluzione d’Ottobre 1917 in Russia, i bolscevichi, almeno stando all’interpretazione che ne dà citando l’opera Paul Avrich (Gli anarchici nella rivoluzione russa, 1973), proclamarono il controllo da parte dei lavoratori sulla produzione, ma questa utopia a lungo cercata significò il collasso dell’economia, già messa in ginocchio dalla guerra: i comitati locali aumentarono indiscriminatamente i salari e i prezzi, le fabbriche rifiutarono di condividere con altre le loro scorte, furono venduti macchinari in cambio di materie prime. Insomma, non c’era una pianificazione coordinata, finché Lenin non creò il Consiglio Supremo per l’Economia per centralizzare l’economia della nazione, sostituendo il controllo statale a quello dei lavoratori, e «questo breve lasso di tempo di autoregolazione decentralizzata fu valutato come “un’impresa idilliaca”», poiché il popolo, i lavoratori, non erano pronti a essere liberi dalle costrizioni. «“Proposte radicali” quali l’idea di autoregolamentazione, sono state presentate molto spesso, come un improvviso cambiamento totale della società. Ciò minaccia, giustamente, la sicurezza materiale delle persone. In altri termini, il principio dei “gruppi autonomi” è una proposta radicale che richiede un processo di apprendimento e anche un cambio di atteggiamento positivo e generalizzato. Le minacce nei confronti dell’esistenza materiale delle persone non farà che intralciare il cammino!» (Ibid.)

Liss chiarisce la sua posizione. «La nostra gigantesca economia materiale è troppo complessa e delicata per anche solamente sognare che possa essere di colpo trasformata razionalmente dalle “decisioni dei lavoratori”, dato che la maggior parte delle persone non ha in pratica l’abitudine di essere responsabile e costruttiva all’interno di un ambiente di gruppo (…) Per riassumere, la visione originaria dell’anarchia era un ideale in cui la nostra società è organizzata e gestita da “piccoli gruppi autonomi”, e ogni persona partecipa meglio che può nel suo particolare gruppo, e tutti i gruppi si associano e coordinano i loro progetti tramite l’azione cooperativa. Questo ideale può essere raggiunto soltanto con lo sviluppo delle capacità delle persone, cioè con un processo educativo. Rivendicare “lo spontaneo dissolversi dello Stato” come suggerito da Marx, o una “liquidazione dello Stato” come indicato da Bakunin, significa giustificare la violenza prima ancora che le persone siano preparate a un’autoregolamentazione nel governo, e allontanare la consapevolezza delle persone dal processo educativo di cui hanno bisogno per regolare la loro vita in coordinamento con altri.» Questa «distorsione della visione anarchica non può che portare alla distruzione e a essere recuperata dalla tirannia, come già è successo. (…) Mentre le fondamenta tecnologiche e materiali delle nostre esistenze urbanizzate (e suburbanizzate) potrebbero richiedere controllo e pianificazione ancora per molto tempo a venire, in special modo vista la nostra attuale massiccia popolazione e i suoi bisogni materiali vitali, esiste un altro grande ambito economico – l’industria dei “servizi umani” – dove la partecipazione responsabile di tutti può portare a lungo termine a un immenso miglioramento nel funzionamento e a un radicale cambiamento della gerarchia sociale. L’“industria dei servizi umani” comprende tutti quei lavori che dipendono da un’interazione umana più che dalla creazione di un prodotto.» (Ibid.)

Questa industria dei servizi umani potrebbe includere, nel senso stretto del termine, ambiti quali l’educazione, la cura dei malati, i servizi di interesse pubblico, i mass media e così via. Ma in un senso più generale si possono considerare molti “dipartimenti” all’interno della produzione industriale come altamente dipendenti dai rapporti interpersonali, come la pubblicità, la ricerca, la gestione del personale; anche il buon funzionamento di un ufficio ne dipende. Gli esempi forniti dalle “scuole libere” e autogestite, dalle comunità antipsichiatriche, dalle “comuni” come sostituto delle famiglie autoritarie, sono tutti piccoli esperimenti che in sé non possono trasformare la società, ma servono da simboli e guide: «Dimostrano agli increduli che “si può fare”». C’è sempre un però… «La produzione materiale della nostra società non può essere trasformata, di qui a un periodo di tempo ancora molto lungo, attraverso un metodo di “auto-regolazione”. Tuttavia, in quella parte della nostra economia in cui il “servizio erogato” non è la creazione di un prodotto ma “una interazione umana”, i principi dell’autoregolazione possono essere sviluppati e ampliati con grande beneficio per tutti». (Ibid.)

https://lanavedeifolli.noblogs.org/files/2026/07/LaNaveDeiFolli_07_31.mp3

Sommario 7.31

  • Introduzione con poliziotti inglesi che fermano la persona “sbagliata” per un errore (falso positivo) del riconoscimento facciale
  • IOA – Spot 60 Le 7 supposte
  • Sul data center di Lacchiarella (Mi) (TgR Lombardia, 3/7/26)
  • Zündlumpen, Quarantena… gennaio 2021 (tratto da Zündlumpen, antologia, Edizioni il Pennato, ottobre 2025)
  • IOA – Spot 61 La carne che cambia
  • NdF – Nuovi vaccini per animali – TESTO

Riferimenti 7.31

  • Wolf Wondratschek, Bernd Brummbär, Georg Deuter, Maschine Nr 9, Part I-II (Maschine Nr 9 – Headmovie, 1974)
  • Les Misérables Brass Band, El Dios Nunca Muerte (Manic Traditions, 1990)
  • Sula Bassana and Modulfix, Svensven der Froschfrosch + Brain Wash + Marsmellow (Brain Wash, 2010)
  • Lost Reflection, Manipulation (Psychedelic Moments, 2014)
  • Rufus Thomas, Do The Funky Chicken (Live at Wattstax, 1972)
  • Hotel Rivolta, Le galline (Hotel Rivolta, 2024)

TAVERNA PSICHEDELICA – VOLUME 7

Selezione di rock tedesco degli anni 1968-1979

https://lanavedeifolli.noblogs.org/files/2026/07/TAVERNA-PSICHEDELICA-Vol.-7-Germania-1966-79.mp3

Riferimenti Taverna psichedelica – Vol. 7

  • Spektakel, The Eternal Question (Spektakel, 1974)
  • Club 13, Elegy on the Death of a Late Famous General (1969)
  • Mr. Grabstein, Smoke (1974)
  • The Desperates, LSD (1966) Austria
  • Acid, Acid (1979)
  • Floh De Cologne, Armer Junger Krupp (Fliessbandbaby’s Beat-show, 1970)
  • Floh De Cologne, Der Kapitalismes Stinkt (Rockoper Profitgeier, 1971)
  • The JP’s, The War (1969)
  • Lazarus’ Bra, Passivity Won’t Change The World (1972)
  • Jeronimo, Indian River (Time Ride, 1972)
  • The Giants, Broken Earth (1971)
  • Manderley, Sagt mir wer sie sind (…Fliegt Gedanken, Fliegt…, 1976)

Episodio 7.30

Come spiega in un saggio del 1977, Jerome Liss pensa che la partecipazione a un gruppo sia una politica applicabile a tutte le situazioni umane, famiglia, educazione, condizioni di lavoro e tempo libero, e come in vista di una rivoluzione sociale questo tipo di politica possa rappresentare una valida alternativa al marxismo, che a tal scopo si è dimostrato «fondamentalmente inadeguato». Per regolare la vita in comune, la metodologia della partecipazione a un gruppo – gruppi di 8-15, massimo 25 persone, dove ognuno può esprimere le proprie potenzialità e unicità, specifica Liss – è la forma più avanzata e matura, anche se la più difficile, poiché richiede «il modo di funzionamento più attivo e del più alto livello da parte di ogni partecipante (…) Le funzioni direttive sono condivise, la discussione è aperta a tutti (…) la presa di decisioni è effettuata dalla totalità del gruppo, la decisione accettata è portata avanti da ogni partecipante, e i report di feedback permettono una rivalutazione in modo che si possano generare nuovi piani d’azione». (Jerome Liss, “The Politics of Group Participation and the New Social Revolution. Part I”, Self & Society. An International Journal for Humanistic Psychology, vol. 5, n. 3 marzo 1977)

Ma questa trasformazione dell’attitudine autoritaria non significa “cambiare tutto e subito” come vorrebbero i rivoluzionari radicali, poiché l’attuale struttura di potere autoritaria che domina anche all’interno dei gruppi più rivoluzionari si adatta alle necessità più profonde degli individui di sicurezza e di azione efficace. «Solo quando “l’educazione delle persone” può trasformarsi tanto profondamente e ampliarsi fino al punto in cui ognuno può svolgere il ruolo del leader e partecipare pienamente in piccoli gruppi autoregolati per realizzare l’efficienza del gruppo, non ci sarà più bisogno della gerarchia autoritaria». (Ibid.)

Liss accenna a una forma di analisi storica e sociale relativamente nuova, sebbene abbia antecedenti quali Psicologia di massa del fascismo di Reich, quella di “scendere nei dettagli della situazione familiare”, tendenza che all’epoca era incarnata in una rivista appena nata. Secondo il suo editore, Lloyd De Mause, la storia si è concentrata sui grandi eventi, su fantastici castelli e magnifiche battaglie, «ma generalmente ha ignorato ciò che accade nelle case attorno ai cortili», mentre gli psicostorici si chiedono in che modo ogni generazione di genitori e figli crea quel che più tardi sarà messo in pratica nell’arena della vita pubblica. (Lloyd De Mause, “The Evolution of Childhood”, in History of Childhood Quarterly, The Journal of Psychohistory, vol. X, n. 4) Dopo aver fatto un esempio tratto dalla vita quotidiana di una madre alle prese con i suoi due figli che litigano per un gioco, Liss prova a rispondere ad alcune obiezioni, la prima delle quali è se la partecipazione a un gruppo non vada oltre le capacità dei singoli, aggiungendo che la maggior parte della gente non vuole assumersi questa responsabilità. La risposta è quantomai difficile: dal momento che «siamo stati tutti cresciuti in una forma autoritaria di società, in cui la pianificazione, la presa di decisioni, la valutazione e la discussione, e spesso l’esecuzione di decisioni importanti sono tutte lasciate “al leader” (padrone, presidente, giudice, padre eccetera) non abbiamo ancora sviluppato quelle capacità necessarie a sostituire questo sistema con gruppi autonomi in cui “ognuno partecipa”». (Jerome Liss, “The Politics of Group Participation and the New Social Revolution. Part I”, op. cit.)

https://lanavedeifolli.noblogs.org/files/2026/07/LaNaveDeiFolli_07_30.mp3

Sommario 7.30

  • Introduzione con Michael Hayden, ex direttore NSA e CIA (2014)
  • Telecamere a Genova
  • IOA – Spot 58 La maggioranza silenziosa
  • NdF – Il fantasma di Foucault resuscitato dall’Intelligenza Artificiale e da altri fantomatici antagonisti – TESTO
  • Datacenter in Lombardia
  • La pallina nera: micro-robot medico dentro il corpo
  • IOA – Spot 59 Lo scarafaggio
  • NdF – BELLA MIAO – Una mattina mi son svegliato e ho trovato il traduttor – TESTO (Con gli spot dei collari-traduttori-GPS “PettiChat” e “Mibuddy”)

Riferimenti 7.30

  • Baba Yaga, Moksha (Collage, 1974)
  • The Crooked Fiddle Band, The Rom Rebellion (Rise, 2008)
  • Orkestar Dejana Petrovica, Svadbeni Venac (Ruza vetrova, 2013)
  • Altavoz, Holothurias + Crepidula Fornicata (Le Bal des crépidules, 2019)
  • Zamurah, Broken Glass (Cybernetic Shamanism, 2016)
  • Lancelot Layne, Carnival Drum Song (DrumTalk Remix) (2012)
  • Franco Battiato, Il mondo va così (1967)
  • Circus Band, Entry of the Gladiators (The Rolling Stones Rock and Roll Circus, 1968)
  • Pete Namlook & Burhan Öçal, Bir Çalgiyim Gögsüne Yaslanmis – Part I, II, IV e VII (Sultan Osman, 1998)

Episodio 7.29

Nel tardo 1974 Jerome Liss pubblica nella rivista internazionale di psicologia umanistica un altro intervento riguardante il lavoro dei gruppi d’incontro, in cui sostiene come fino a quel momento ci si sia focalizzati sul fatto che questi gruppi aiutino la crescita emotiva attraverso scariche emozionali, auto-rivelazioni e rapporti da persona a persona, mentre esiste un altro ambito in cui influenzano la crescita personale: «purposefulness for constructive action» ovvero la decisione, l’essere determinati in vista di un’azione costruttiva. (Jerome Liss, “Learn Purposefulness in a Group”, Self & Society. An International Journal for Humanistic Psychology, Vol. 2, n. 10, ottobre 1974)

Qui Liss si poggia sui lavori di Charles “Chuck” Kelley. Americano classe 1922, durante la seconda guerra mondiale è obiettore di coscienza ma poi, sentendo un obbligo morale di fermare Hitler, si unisce all’aviazione USA come meteorologo, cosa che un decennio più tardi lo farà interessare agli esperimenti di Wilhelm Reich sulla forza vitale e gli agenti atmosferici. La sua miopia lo porta a studiare, tramite Margaret D. Corbett, il metodo Bates per il miglioramento della vista, e nel dopoguerra si laurea in psicologia all’Università delle Hawaii, studiando i fattori psicologici che influenzano il calo della vista. Negli anni Cinquanta lavora presso la Dunlap & Associates, una società di ingegneri sociali specializzati in fattori umani, compiendo ricerche nel campo dei rapporti uomo-macchina, che culmineranno con la pubblicazione nel 1968 di Manual and Automatic Control: A Theory of Manual Control and Its Application to Manual and to Automatic Systems. Ma al tempo stesso entra in contatto diretto con Reich nella sua tenuta ribattezzata Orgonon, a Rangeley nel Maine, esperienza che ispira nel 1957 la pubblicazione di The Creative Process. Dopo la tragica e misteriosa morte di Reich nell’ottobre ’57 mentre si trova nel penitenziario di Lewisburg, Pennsylvania, accusato di frode medica per le sue teorie sull’energia orgonica (va detto che l’accusa che lo porta alla reclusione è di oltraggio alla corte, mentre è assolto dall’altra imputazione) e i cui libri sono bruciati pubblicamente, deluso dall’apatia della gran parte dei seguaci di Reich, per continuare la sua opera Kelley fonda nel 1960 l’Interscience Research Institute, “un’organizzazione scientifica ed educativa dedicata allo studio del processo creativo in natura” con base a Stanford, Connecticut. In seguito Kelley si trasferisce per lavoro a Santa Monica in California, dove si mette ad organizzare workshop. Nel frattempo si distanzia dalle basi teoriche di Reich e nel 1969 fonda la sua personale forma di programma neo-reichiano, che nel 1974 battezza Radix, per l’educazione nella sfera dei sentimenti, nella determinazione a raggiungere gli obiettivi e nel miglioramento della vista, in cui unisce alle tecniche di Reich di liberazione emotiva i metodi di Bates del “vedere senza sforzo”: «mentre Bates fu il pioniere nella liberazione dei sensi, Reich fu il pioniere nella liberazione di sentimenti e sensazioni». (Erica Kelley, dal sito Radix)

L’interesse di Liss per Kelley deriva dalla frequentazione dei suoi workshop a Santa Monica tra fine ’60 e inizio ’70, intitolati Education in Feeling and Purpose, in cui sostiene la necessità di lavorare su piani diversi: esistono «opposte funzioni richieste per aumentare la capacità di provare sentimenti e di sviluppare la determinazione nel raggiungere un obiettivo: la capacità di provare sentimenti enfatizza il comportamento spontaneo, la determinazione verso un obiettivo il comportamento controllato e prolungato». (Jerome Liss, “Learn Purposefulness in a Group”, op. cit.) La prima il contatto con gli altri, la seconda il funzionamento in modo indipendente; la prima significa essere guidati dalle proprie emozioni, la seconda dalla propria razionalità; la prima è collegata alla capacità di tenerezza, la seconda alla capacità di robustezza. Secondo Kelley, molti comportamenti umani qualificati come purposive, intenzionali, sono in realtà frutto di una ricerca di obiettivi compulsiva, non scelta consapevolmente dall’individuo ma derivante dall’influenza di altri. Come ha scritto Kelley, a uno studente non bisogna dare una direzione, principi e valori già pronti, ma bisogna attendersi «che scopra da sé quali principi e valori includere nella sua vita, che li esamini criticamente e allorché si dimostrino difettosi che li sostituisca con altri scelti da sé». Questo atteggiamento è «fondamentale nella vita umana, e dovrebbe essere considerato indiscutibile in una società libera e razionale». (Charles R. Kelley, “Education in Feeling And Purpose”, Energy And Character: The Journal of Bioenergetic Research, gennaio 1971) Dunque in questo Gruppo di Confronto, che si ritrova un finesettimana ogni tre mesi, un gruppo d’incontro strutturato in cui l’individuo si trova ad avere la possibilità di confrontarsi con se stesso in modo audace e provocatorio, Kelley sostiene che il lavoro sulle emozioni debba essere separato da un lavoro sulla determinazione a ottenere un obiettivo, e mette in guardia dall’insegnare la ricerca di obiettivi senza il pieno rispetto dell’autonomia dell’individuo, come invece secondo lui fanno abitualmente religioni e movimenti sociali.

https://lanavedeifolli.noblogs.org/files/2026/07/LaNaveDeiFolli_07_29.mp3

Sommario 7.29

  • Introduzione con Chuck Kelley che intona St. James Infirmary Blues nel giorno del suo ottantesimo compleanno (2002)
  • Basta natura! – Tommaso Cinquemani presenta il suo libro La natura non basta (Codice, Torino 2026)
  • OGM / TEA – A che punto siamo? – TESTO con allegato Registro pubblico relativo alla localizzazione degli OGM 2001-2026
  • Ray Kurzweil, (IN)natural body & (VIRT)real reality
  • TEO Robot badante (Teo un robot per monitorare e stimolare gli anziani in RSA – TgR Piemonte 27/5/2026 + I robot assistenti in corsia e a fianco degli anziani – TgR Piemonte 1/6/2026)
  • IOA – Spot 56 Il governo del terrore
  • Control Room di Roma (Tg1 2026)
  • IOA – Spot 57 Massoman™
  • SAETTA il cane robot dei carabinieri (Saetta e Giuseppe Castaldi, capo Nucleo artificieri Carabinieri Bari: TeleBariWeb, 4/6/2026 + Repubblica Bari, 3/6/2026)

Riferimenti 7.29

  • Kaputter Hamster, Behind the Universe (Kaputter Hamster, 1974)
  • Eastern Wind Symphony Music (da Julius Fučík, 1897) Entrance of the Gladiators, Op. 68
  • Gianfranco Plenizio da Carlo Rusctichelli, Il Circo (Giuseppe Colizzi, La collina degli stivali, 1969)
  • Minamotrance, Cybernetic Angel (Minamotrance Core Petit, 2008)
  • Paul Kelday, Timelord (A Cage Went In Search Of A Bird – An International Compilation, 1985)
  • Carlo Faiello, Ballata degli sfantummati (…Tra il sole e la luna, 2010)
  • Rocky’s Filj, Io robot (Storie di uomini e non, 1973)
  • Jason Murphy, Robo-Dog (2015)
  • Bruno Lauzi, Johnny Bassotto (Johnny Bassotto, La tartaruga…ed altre storie, 1976)
  • Jill Tracy, Sell My Soul (BENEATH – The Bittersweet Constrain (Instrumental Mixes), 2011)
  • Don Chaffey, C.H.O.M.P.S. (1979)
  • Leo Nero, Volpe robot (Monitor, 1980)

Episodio 7.28

Altra figura chiave nella storia della facilitazione è stata lo psichiatra e psicoterapeuta Jerome Liss. Nato e cresciuto negli Stati Uniti, studia medicina all’Albert Einstein College of Medicine di New York e psichiatria ad Harvard, formandosi nella Psicoterapia di Comunità con Maxwell Jones e nei Gruppi d’Incontro con Bill Schutz. Già consulente del Programma Alimentare Mondiale dell’ONU e professore all’istituto di Psicologia clinica della Westdeutsche Akademie, Dusseldorf, in seguito si trasferisce in Italia, dove nel 1986 è tra i fondatori e direttori della Società Italiana di Biosistemica, terapia focalizzata sulla formazione delle relazioni di aiuto e la conduzione di gruppi di auto aiuto. A cavallo tra psicosociologia e neuroscienze, ha collaborato tra gli altri con Henri Laborit, Ronald David Laing e David Cooper, oltre ad aver ideato la Comunicazione ecologica, da cui la Facilitazione esperta ha tratto, assieme alla biosistemica, spunti concettuali e metodologici fondamentali.

Negli anni ’70 Liss ha analizzato dal punto di vista della psicologia i benefici del lavoro in gruppo, allorché siano condotti in modo che le energie possano fluire positivamente per ogni membro, come nel caso dei gruppi di Liberazione che si stavano formando – delle donne, degli omosessuali, di difesa dell’ambiente eccetera. «I gruppi stanno cambiando il volto di questo paese – e possono aiutare a cambiare il volto del mondo intero», e quando le persone non fanno parte di gruppi sono alienate. Questa constatazione derivava da un’esperienza diretta, giacché lo stesso Liss aveva il terrore dei gruppi, di parlare di fronte alle persone, finché decise di seguire il consiglio di un amico: «Quando il mostro ti sta inseguendo, ti puoi girare all’improvviso e tornare indietro verso il mostro».

Secondo l’interpretazione psicanalitica, l’imbarazzo nel parlare di fronte a un gruppo di persone è dovuto a una rabbia inespressa. «Tuttavia, ora vedo come l’ansia, che gli psicologi della Gestalt chiamano giustamente “agitazione”, per quanto possa essere inquietante, è provocata da un’emotività repressa. In altri termini, l’ansia-agitazione non è necessariamente collegata a una particolare qualità di sensazione – o quel che può essere definito “impulso non formulato”».

Per Liss il principale merito dell’esprimersi di fronte a un gruppo, cosa che può provocare un ventaglio di emozioni che vanno dalla vergogna e imbarazzo alla paura, rabbia fino alla soddisfazione e alla gioia, deriva dalla grande carica di energia che scaturisce quando una, o a maggior ragione più persone, stanno ad ascoltarti: «un importante fattore di cambiamento emotivo risiede nell’innalzamento o abbassamento della propria energia collegato all’intensità e qualità dell’attenzione che si riceve dagli altri». (Jerome Liss, “The Group Experience”, Self & Society. An International Journal for Humanistic Psychology, Vol. 1, n. 10, dicembre 1973) A quell’epoca Liss si sta dedicando a quell’ambito cosiddetto delle “nuove terapie”, infatti nel 1974 pubblica Free to Feel, Finding Your Way Through the New Therapies in cui approfondisce la psicologia della Gestalt, la Bioenergetica, il co-counselling, traendo ispirazione da autori quali Laing e Wilhelm Reich e dando importanza primaria alla gestione emotiva: «L’emozione è come un fiume: se è secco siamo nel deserto; se è sovrabbondante, anneghiamo. Il terapeuta cerca di meritarsi la fiducia del paziente: in questo modo egli diventa come gli argini di questo fiume, aiutandolo a trovare le sue risorse in un contesto di sicurezza». (Jerome Liss – Maurizio Stupiggia, Dalla sofferenza all’emozione. L’approccio biosistemico al trattamento psico-corporeo della sofferenza emotiva, 2018)

https://lanavedeifolli.noblogs.org/files/2026/06/LaNaveDeiFolli_07_28.mp3

Sommario 7.28

  • Introduzione
  • IOA – Spot 54 Disturbatore di segnale
  • Costantino Ragusa – Perché non sosteniamo le proposte di legge sulla Geoingegneria, Resistenze al nanomondo (7/6/2026)
  • IOA – Spot 55 Pillole gialle
  • Sul DDL “Cieli blu” (da video anonimo)
  • A proposito di “Agritech Revolution” del 9-10 aprile 2026
  • Dimostratore ARCA (Agritech Research Center Arena) – da TgCOM24, con Matteo Lorito, rettore Università di Napoli Federico II e Danilo Ercolino, direttore scientifico fondazione Agritech
  • Dimostratore ARCA 2 – Matteo Lorito, Danilo Ercolino, Maurizio Martina direttore generale aggiunto FAO, Maria Carmela Serluca assessore Agricoltura regione Campania
  • Pecoraro Scanio colpisce ancora
  • Matteo Lorito: Italia protagonista nel biocontrollo (Agorà Rai3 17/6/2026)

Riferimenti 7.28

  • Kaleidoskop, Those Stagge’s Nights + Remember Those Lines (Kaleidoskop, 1974)
  • Fred Buscaglione, Nel blu dipinto di blu (Fred Buscaglione E I Suoi Asternovas, 1958)
  • All Them Witches, Instrumental 2 (Welcome to the Caveman Future) + Call Me Star + El centro + Blood and Sand / Milk and Endless Waters (Dying Surfer Meets His Maker, 2015)
  • Gigi Venegoni, L’acrobata + Aliante (Ante Tilt, 2006)
  • A Verbal Equinox, Interlude (A Verbal Equinox, 2011)
  • Dunwich, Overture + Epilogo (Il chiarore sorge due volte, 1995)
  • Peter Frohmader, Macrocosm (Macrocosm, 1990)
  • Face Off, Cybernetic Individual (2017)
  • Peter Frohmader, Miniature n. 23 + Miniature n. 2 (Miniatures, 1989)
  • Peter Frohmader, Malleus maleficarum (Nekropolis – Through Time And Mystery-Ending, 1988)

Episodio 7.27

Puntata speciale Geneticamente Modificata

https://lanavedeifolli.noblogs.org/files/2026/06/LaNaveDeiFolli_07_27.mp3

Sommario 7.27

  • Introduzione con Jessica Polfjärd, relatrice del testo sulle NGT-TEA del Parlamento Europeo (17/6/2026)
  • La Nave dei Folli – OGM E OPPOSIZIONE AL TECNOMONDO – Dopo il naufragio, la calata negli abissi – TESTO
  • Svolta epocale per l’agricoltura, con Arianna Giuliodori, direttore Coldiretti Bruxelles (17/6/2026)
  • TEA, ricerca in campo, con Vittoria Brambilla, professoressa associata di botanica generale all’Università Statale di Milano (Tg3 Leonardo, 17/3/2025)
  • IOA – Spot 53 Diventa una macchina!
  • Tea la ricerca in campo, con Roberto Defez, ricercatore dell’Istituto di Bioscienze e Biorisorse CNR – Fondazione Bussolera Branca (Tg3 Leonardo, 18/5/2026)
  • La banana aumentata”, testo creato dal Teatro Contadino Libertario, tratto da Radio Contado #195, trasmissione in onda su Radio Wombat (14/6/2026)

Riferimenti 7.27

  • a034, Transgenik + Siamo organismi geneticamente modificati + Viral Attitude + Bioritmi malati + Cyberdevianze (Siamo Organismi Geneticamente Modificati, 2002)
  • Neoprimitivi, Artificiali + Natulrich (Orgia Mistero, 2025)

Intervista “fastidiosa”

In seguito a numerose richieste, e a giuste lamentele provocate dall’ascolto di un montaggio musicale “fastidioso” (Episodi 7.19 e 7.20) , pubblichiamo la registrazione integrale dell’intevista tenuta ad aprile 2026 con Teodoro Summa del Comitato cittadino antinucleare di Maruggio (TA). A partire dalla questione centrale del disseccamento degli ulivi salentini provocato, come sostiene la versione ufficiale, dal batterio “Xylella fastidiosa”, si getta uno sguardo d’insieme sulle trasformazioni subite dall’ambiente socio-ecologico del Salento, con la presentazione di IL SA-HARA-LENTO DELL’AMBIENTE SVENDUTO, opuscolo del 2025 a cura del Coordinamento interprovinciale a tutela dei territori. OPUSCOLO IN PDF

Prima Parte

https://lanavedeifolli.noblogs.org/files/2026/06/Intervista-Teodoro-1.mp3

Seconda Parte

https://lanavedeifolli.noblogs.org/files/2026/06/Intervista-Teodoro-2.mp3

TAVERNA PSICHEDELICA – VOLUME 6

Selezione di rock tedesco degli anni 1968-1976

https://lanavedeifolli.noblogs.org/files/2026/06/TAVERNA-PSICHEDELICA-Vol.-6.mp3

Riferimenti Taverna psichedelica – Vol. 6

  • Eugen Thomass, Undergroovin’ (Scarabea – Originalmusik Aus Dem Gleichnamigen Film, 1968)
  • Baal, No God / Astaroth (1972)
  • Tarsus, Man In The Black Spacesuit (Dark & Tarsus Unreleased Sessions, 1971-75)
  • Ton Steine Scherben, Der Traum ist aus (Keine Macht für Niemand, 1972)
  • KomKol, Solidarität (1973)
  • Erwin Halletz, Das Stundenhotel von St. Pauli (Colonna sonora di “Das Stundenhotel von St. Pauli”, 1969-70)
  • Hildegard Knef, Holiday Time (1971)
  • Breakfast, Mother Nature (It’s Time For Breakfast, 1976)
  • Kaputter Hamster, Eggwhite Session! (Kaputter Hamster, 1974)
  • Amon Düül, Paramechanical World (Paradieswärts Düül, 1971)
  • Irmin Schmidt, Kamasutra (1969)
  • The Inner Space & Margareta Juvan, I’m Hiding My Nightingale (Colonna sonora di “Kamasutra – Vollendung der liebe”, 1969)
  • Hotzenplotz, Dein Feind, Der Kapitalist… (Songs aus der Show, 1971)

Episodio 7.26

Dopo la lunga parentesi che ci ha portato in Germania a seguire gli sviluppi delle teorie cibernetiche dei fratelli Schnelle, ritorniamo negli Stati Uniti dove la facilitazione emerge nel campo dell’educazione, grazie all’opera di Malcolm Knowles e al concetto di andragogia. A differenza della pedagogia, dove a essere guidato, condotto (agogos) è il bambino, nell’andragogia il soggetto di riferimento è l’adulto; il termine fu coniato nel 1833 dall’editore ed educatore tedesco Alexander Kapp, e ripreso oltre un secolo dopo in Europa da alcuni autori tra cui Dusan Savicevic, un educatore jugoslavo che nel 1967 lo fece conoscere a Knowles il quale, nell’aprile 1968, scrisse un articolo per la rivista Adult Leadership, “Androgogy, Not Pedagogy” – il termine fu poi cambiato in andragogy in accordo con gli editori dei dizionari Merriam-Webster, che lo inserirono nel 1981. Negli anni seguenti Knowles, che frattanto giunse a concepire non un antagonismo tra i due metodi ma una sorta di continuità, ha spiegato le sue posizioni all’interno di due distinte versioni del libro The Modern Practice of Adult Education (del 1970 e del 1980) – traduzione italiana Quando l’adulto impara. Andragogia e sviluppo della persona – in cui dedica un paragrafo alla trasformazione “Da insegnante a facilitatore di apprendimento”.

La teoria andragogica sviluppata da Malcolm Knowles si basa su alcuni assunti, che dagli anni Settanta ai primi anni Novanta sono passati da quattro a sei, subendo anche alcune modifiche. Questi sono:

«1) Il bisogno di conoscere. Gli adulti sentono l’esigenza di sapere perché occorra apprendere qualcosa, prima di intraprenderne l’apprendimento. Allen Tough (1979) ha scoperto che quando gli adulti iniziano ad apprendere qualcosa per conto loro investono una considerevole energia nell’esaminare i vantaggi che trarranno dall’apprendimento e le conseguenze negative di un mancato apprendimento. Di conseguenza (…) il primo compito del facilitatore di apprendimento è di aiutare i discenti a prendere coscienza del “bisogno di conoscere”. (…) Paulo Freire (…) ha elaborato un complesso processo per quello che definisce il “risveglio di consapevolezza” dei contadini dei paesi in via di sviluppo nel suo libro La pedagogia degli oppressi (1970)»;

2) Il concetto di sé del discente. Man mano che una persona matura e diventa adulta, il concetto di sé passa da un senso di totale dipendenza ad un senso di crescente indipendenza ed autonomia. Eppure «nel momento in cui si trovano ad affrontare un’attività etichettata come “formazione” o “training” ritornano al condizionamento ricevuto nelle loro precedenti esperienze scolastiche». L’adulto deve sentire che il proprio concetto di sé viene rispettato dall’educatore e quindi deve essere collocato in una situazione di autonomia e non di dipendenza: i formatori degli adulti «devono creare delle esperienze di apprendimento in cui gli adulti sono aiutati nella transizione dalla dipendenza all’autonomia»;

3) Il ruolo dell’esperienza del discente. Avendo gli adulti un maggiore bagaglio di esperienze rispetto ai giovani, ne deriva «il grande accento posto sull’individualizzazione delle strategie d’insegnamento e di apprendimento», da cui la maggiore enfasi posta «sulle tecniche esperienziali – tecniche che si rivolgono all’esperienza dei discenti, come discussioni di gruppo, esercizi di simulazione, attività di problem-solving, metodo dei casi e metodi di laboratorio – rispetto alle tecniche trasmissive. Di qui, anche, la maggiore enfasi sulle attività di aiuto tra pari. Ma la maggiore esperienza può avere anche degli effetti potenzialmente negativi», nel senso di una maggiore rigidità negli abiti mentali, delle prevenzioni, delle presupposizioni e nella chiusura rispetto a idee nuove, modi di pensare alternativi e diverse modalità di approccio.

4) Disponibilità ad apprendere. Quanto viene insegnato deve migliorare le competenze e deve essere applicabile in modo efficace alla vita quotidiana. «Una fonte particolarmente ricca di “disponibilità ad apprendere” sono i compiti evolutivi associati al passaggio da uno stadio evolutivo al successivo».

5) Orientamento verso l’apprendimento. Non deve essere centrato sulle materie ma sulla vita reale. «Gli adulti sono motivati ad investire energia nella misura in cui ritengono che questo potrà aiutarli ad assolvere dei compiti o ad affrontare i problemi con cui si devono confrontare nelle situazioni della loro vita reale. Inoltre, essi apprendono nuove conoscenze, capacità di comprensione, abilità, valori e atteggiamenti molto più efficacemente quando sono presentati nel contesto della loro applicazione alle situazioni di vita reale».

6) Motivazione. Negli adulti sono più forti quelle interne rispetto alle pressioni esterne. Sempre Allen Tough ha scoperto «che tutti gli adulti normali sono motivati a continuare a crescere e a evolversi, ma che questa motivazione spesso viene inibita da barriere quali un concetto di sé negativo come studente, l’inaccessibilità di opportunità o risorse, la mancanza di tempo, e programmi che violano i principi dell’apprendimento degli adulti.» (M. Knowles, Quando l’adulto impara. Andragogia e sviluppo della persona, pp. 77-82)

Dunque l’insegnante, che viene considerato piuttosto come un facilitatore, guida, consulente, agente di cambiamento, deve favorire lo sviluppo di capacità di apprendimento autodiretto e di acquisizione di competenze. Il modello andragogico è un processo che si sviluppa in otto fasi circolari che possono essere riassunte in questo modo: assicurare un clima favorevole all’apprendimento, predisponendo un ambiente fisico adeguato e mettendo a disposizione del discente risorse e strumenti; creare un meccanismo per la progettazione comune, coinvolgendo il discente nell’organizzazione dell’intervento formativo; diagnosticare i bisogni di apprendimento; progettare un modello di esperienze di apprendimento; mettere in atto il programma e infine valutarlo. Insomma, ripensando all’applicazione dei metodi pedagogici nell’insegnamento degli adulti, inteso non più solamente come alfabetizzazione e scolarizzazione, ma che entra in gioco ogni qualvolta si debba apprendere qualcosa di nuovo, si tratti di concetti, pratiche o metodi di lavoro, da soli o in gruppo, la nascita dell’andragogia corrisponde cronologicamente all’introduzione dei principi della cibernetica in una società in profonda trasformazione. L’importanza di Knowles risiede tanto nell’aver messo in discussione la distribuzione dei ruoli di potere tra i vertici del triangolo committente-formatore-partecipante, favorendo il coinvolgimento dei soggetti dell’apprendimento in tutte le fasi del processo, a cominciare dalla stesura degli obiettivi, quanto nell’aver sottolineato come al ruolo dell’educatore-insegnante bisogna integrare se non sostituire quello del facilitatore.

https://lanavedeifolli.noblogs.org/files/2026/06/LaNaveDeiFolli_07_26.mp3

Sommario 7.26

  • Introduzione
  • Malcolm Knowles describes his concept “andragogy”, Nebraska Education Television Council for Higher Education (1972)
  • IOA – Spot 51 L’utente
  • La Nave dei Folli secondo Gemini di Google
  • IOA Spot 52 I padroni del pensiero
  • Palantir, l’anticristo e Peter Thiel – Durante lo scorso mese di marzo, a Roma si è tenuto un esclusivissimo incontro a cura di Peter Thiel, una delle anime nere della Silicon Valley. Qualche giorno prima, un mozzo della nave ne aveva parlato all’interno di una trasmissione musicale su Radio Bandito. Ecco a voi, dunque, un estratto da Sleep Dose #160 (11/03/2026), tra società segrete, armi tecnologicamente avanzate, sistemi di sorveglianza, intelligenza artifecale e… la venuta dell’Anticristo. (RIFERIMENTI – “I ‘mostri’ della Silicon Valley sono tutti figli di famiglie disfunzionali e del disagio adolescenziale”, estratto dell’articolo di Daniele Manca, Corriere della Sera; “Peter Thiel sogna una tecno-oligarchia che archivi per sempre la democrazia”, estratto dell’articolo di Massimo Gaggi e Milena Gabanelli, Corriere della Sera; “Peter Thiel fra Trump e l’Anticristo”, estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per La Stampa)
  • Tra “Anticristo” e neo-con, messa in latino a Roma (ma senza Thiel) (AskaNews, 16/3/2026)

Riferimenti 7.26

  • The Hamburg Scene, Routes + I’d Like To Be A Child Again + Ann Toomuch (8 Days In April, 1974)
  • Ursula’s Cartridges, Cybernetic Love Stories (Argentavis, 2015)
  • Plastikman, I Don’T Know-Kazuya Nagaya Remix (Replikants, 2011)
  • KTL, Estranged (KTL , 2006)
  • Cities Last Broadcast, Disembodied (The Umbra Report, 2021)
  • Ntogn, Eulogy (Sanguine Bond, 2023)
  • Carré – Ladich – Marchal, Le speen de Paris (Science & Violence, 1997)

Episodio 7.25

Secondo lo storico dei mass media Claus Pias, il modello di pianificazione cibernetico adottato dai fratelli Schnelle poteva essere applicato tanto alle «creature viventi come a macchine ed apparati, all’economia così come ai processi psichici, ai fenomeni sociologici così come a quelli estetici». (“Zeit der Kybernetik. Eine Einstimmung”, in Cybernetics – Kybernetik, The Macy Conferences 1946-1953, Diaphanes Verlag, Berlin-Zürich, 2004, p. 14) Partendo dagli arredamenti da ufficio, passando per la progettazione di ambienti di lavoro open space fino all’ultima loro azienda, i fratelli Schnelle hanno fatto penetrare la cibernetica in molti meandri della società. L’approccio Metaplan di consulenza per i vari tipi di organizzazioni, tutt’ora in auge, consiste nel lavorare «insieme ai clienti per capire e modellare la tanto complessa quanto entusiasmante interazione tra socialità e sistema», non con l’obiettivo di «cambiare in modo diretto il comportamento delle persone ma piuttosto quello di creare strutture in cui le persone si comportino diversamente» e si basa su tre principi.

«1) La teoria è pratica. Facciamo uso di solide basi di scienze dell’organizzazione, in particolare della teoria dei sistemi di Niklas Luhmann. Non applichiamo la teoria in maniera dogmatica. Sviluppiamo invece approcci pragmatici che si dimostrano utili nel trovare soluzioni nei casi concreti. 2) La pratica e la teoria si rinforzano vicendevolmente. Scegliamo di lavorare nell’interfaccia tra dialogo scientifico e manageriale. 3) Il cambiamento nasce dalle intera zioni. Sin dalla nostra creazione nel 1972, ci siamo focalizzati sulla leadership e sul dialogo consulenziale. (…) La creazione di interazioni – dalle conversazioni iniziali sino alle serie estensive di workshop o alle conferenze manageriali – costituisce il nostro strumento quotidiano di lavoro, che rimettiamo quotidianamente in questione e sviluppiamo costantemente. Le tecniche di facilitazione Metaplan vanno ben oltre l’utilizzo virtuoso della tecnica Metaplan di moderazione delle interazioni, e offre ai dialoghi una struttura che li rende produttivi.» (“L’approccio Metaplan – Perché lavorare con Metaplan?” – https://www.metaplan.com/it/about-us/metaplan-approach/)

Negli anni Metaplan ha conquistato molte altre nazioni, dove sono spuntate collaborazioni con ditte locali che ne hanno importato il metodo. Nel nostro caso si tratta di Poliste, fondata a Cagliari dove ha tuttora la sede, per costruire «impatto sostenibile. Dal 2003 cambiamo il mondo intorno a noi con la forza inclusiva dei processi partecipativi». Dal 2006 è l’unico partner ufficiale italiano del gruppo Metaplan®, con cui negli anni ha realizzato «processi di consulenza organizzativa e manageriale, processi partecipativi inclusivi di analisi e intervento su un problema, redazione collettiva di piani, progetti, output di vario genere, ricerche, indagini di mercato, sondaggi, formazione-intervento, convegni e workshop di taglio interattivo».

L’azienda è formata da una nutrita pattuglia di facilitatori, consulenti, formatori edesperti, che opera con pubbliche amministrazioni, imprese e “attori locali” fornendo loro «processi,prodotti eservizi che non solo rispondano alle esigenze economiche ma siano anchesostenibili esocialmente responsabili» (“Chi siamo”, dal sito internet di Poliste). Le branche, o “business unit”, su cui lavora sono Sviluppo Sostenibile, Progettazione Europea, Business Innovation,Public Management,Lifescience e Agrifood, adottando «un modello di business rigenerativo capace di trasformare concretamente organizzazioni e territori». Oltre alla tecnica Metaplan per la gestione «dei processi di comunicazione nei gruppi di lavoro, basata sull’alternanza di momenti strutturati di lavoro individuale, di gruppo e in plenaria» con l’obiettivo di «evidenziare i punti di vista di un gruppo di individui su un determinato tema, per arrivare ad un’analisi che consideri le affermazioni di tutti e mantenga la ricchezza delle proposte individuali, portando il gruppo verso un risultato operativo», Poliste adopera tutta una serie di metodologie di facilitazione e organizzazione quali:

«Goal Oriented Project Planning (GOPP), metodologia di progettazione partecipata che facilita la pianificazione di progetti secondo l’approccio del PCM – Project Cycle Management, diffuso dalla Commissione Europea come standard di qualità nelle fasi di programmazione, gestione e valutazione di interventi complessi. European Awareness Scenario Workshop (EASW, marchio registrato dalla Commissione Europea – Programma Innovazione), per la creazione di scenari ambientali, sociali ed economici tra vari portatori di interesse a livello locale. L’obiettivo del workshop è sviluppare una visione condivisa sul futuro sviluppo sostenibile della propria comunità e proporre idee su come realizzarla. Open Space Technology (OST) o metodologia dello Spazio Aperto di Discussione, tecnica di gestione di workshop nata da un’intuizione di Harrison Owen, esperto americano di scienze dell’organizzazione. Delphi Analysis, metodologia di lavoro a distanza che consente di raccogliere le opinioni di esperti in relazione ad un tema, spesso all’interno di una ricerca scientifica o sociale, e ai suoi trend di sviluppo. Nominal Group Technique (NGT), tecnica strutturata di facilitazione basata sull’alternanza di momenti di lavoro individuale e in gruppo, che persegue il raggiungimento del consenso tra i partecipanti attraverso la classificazione organizzata di idee e contributi. Business Process Reengineering (BPR), metodologia di intervento mirata all’individuazione delle criticità dei processi aziendali e degli ambiti di miglioramento possibile. Opera sugli aspetti di tipo organizzativo, mantenendo però un occhio attento al punto di vista del cliente. Business Model Canvas (BMC), strumento strategico che consente di creare nuovi modelli di business o di rafforzare i modelli già esistenti.»(Dall’opuscolo “Costruiamo impatto sostenibile. Dal 2003 cambiamo il mondo intorno a noi con la forza inclusiva dei processi partecipativi”, 2023)

Per concludere questo panorama, desolante, ci basti dare un’occhiata al progetto di Poliste che investe l’ambito Lifescience, all’insegna del We Make Science Open… «Dal 2010 ci dedichiamo con passione a trasformare il panorama dell’industria farmaceutica italiana ed europea, offrendo consulenze specialistiche per la progettazione e conduzione di Advisory Board, Expert Meeting, Analisi Delphi, Workshop NGT, Workshop di Patient Engagement, Workshop di Brand Planning e di Strategia e Marketing. La nostra missione è chiara: rendere la scienza accessibile e collaborativa, facilitando la costruzione condivisa di nuovo sapere esperto.» La loro filosofia propagandata è credere nel potere della collaborazione, la loro forza ostentata credere nella capacità di creare reti di conoscenza, moderando discussioni con rigore metodologico senza compromettere l’aspetto relazionale, integrando al metodo Metaplan una «ampia esperienza terapeutica, competenza di dominio, che ci permette di offrire soluzioni innovative e coerenti con gli obiettivi di progetto, gestione gruppi eterogenei, coordinando da 3 a oltre 300 partecipanti», offrendo inoltre un approccio fortemente interattivo, sia con incontri in presenza sia con sessioni remote o ibride. «La nostra offerta di valore ha rivoluzionato il metodo di produzione del sapere esperto nelle life sciences, conquistando la fiducia di molti dei più importanti player del settore farmaceutico a livello globale. Attraverso il nostro approccio innovativo, rendiamo la scienza più aperta, accessibile e collaborativa, promuovendo un futuro dove la conoscenza è costruita insieme, con rigore e trasparenza.» (Ibid.)

https://lanavedeifolli.noblogs.org/files/2026/05/LaNaveDeiFolli_07_25.mp3

Sommario 7.25

  • Introduzione con allevatore valdostano e Larry Ellison di Oracle
  • La Nave dei Folli secondo CHATGPT
  • IOA – Spot 49 Gli oggetti che compriamo
  • Hantavirus parte quarta – Ilaria Capua risponde alle domande sulla pericolosità dell’Hantavirus (La7, “Omnibus” 12/5/2026)
  • Drone militare Black Hornet
  • IOA Spot 50 L’arma da fuoco
  • Cina, a bordo del taxi a guida autonoma
  • Cina, droni-mosca
  • Torino, a bordo dell’autobus a guida autonoma
  • IOA Nostalgia
  • Aviaria e Norovirus (con Matteo Bassetti & Bordeaux, EuroNews e AskaNews 13/5/2026)

Riferimenti 7.25

  • Ten To Zen, Innerst (1972-1976)
  • Chronos, Schaudernacht (1972-1976)
  • Casco, Cybernetic Love (1983)
  • MGZ, Hai paura? (bum bum version) (Cambio vita, 1995)
  • Zhony Style, Hantavirus (2026)
  • Jubei and Consequences, Black Hornet (Platinum Breakz 4, 2014)
  • Kokusyoku Sumire, A Clockwork Rabbit (Alice In The Underground, 2010)
  • David Cronenberg, The Fly (La mosca) (1986)
  • Howard Shore, The Fly (La mosca) (1986)
  • Kokusyoku Sumire, Cosmosong (Cosmopolitan, 2014)
  • Heratius, Gwend Electrochoc (Gwendolyne, 1978)
  • Amanda Jayne, Circo Volante (Swoon, 2007)
  • Enzo, Hantavirus (2026)