Dopo la lunga parentesi che ci ha portato in Germania a seguire gli sviluppi delle teorie cibernetiche dei fratelli Schnelle, ritorniamo negli Stati Uniti dove la facilitazione emerge nel campo dell’educazione, grazie all’opera di Malcolm Knowles e al concetto di andragogia. A differenza della pedagogia, dove a essere guidato, condotto (agogos) è il bambino, nell’andragogia il soggetto di riferimento è l’adulto; il termine fu coniato nel 1833 dall’editore ed educatore tedesco Alexander Kapp, e ripreso oltre un secolo dopo in Europa da alcuni autori tra cui Dusan Savicevic, un educatore jugoslavo che nel 1967 lo fece conoscere a Knowles il quale, nell’aprile 1968, scrisse un articolo per la rivista Adult Leadership, “Androgogy, Not Pedagogy” – il termine fu poi cambiato in andragogy in accordo con gli editori dei dizionari Merriam-Webster, che lo inserirono nel 1981. Negli anni seguenti Knowles, che frattanto giunse a concepire non un antagonismo tra i due metodi ma una sorta di continuità, ha spiegato le sue posizioni all’interno di due distinte versioni del libro The Modern Practice of Adult Education (del 1970 e del 1980) – traduzione italiana Quando l’adulto impara. Andragogia e sviluppo della persona – in cui dedica un paragrafo alla trasformazione “Da insegnante a facilitatore di apprendimento”.
La teoria andragogica sviluppata da Malcolm Knowles si basa su alcuni assunti, che dagli anni Settanta ai primi anni Novanta sono passati da quattro a sei, subendo anche alcune modifiche. Questi sono:
«1) Il bisogno di conoscere. Gli adulti sentono l’esigenza di sapere perché occorra apprendere qualcosa, prima di intraprenderne l’apprendimento. Allen Tough (1979) ha scoperto che quando gli adulti iniziano ad apprendere qualcosa per conto loro investono una considerevole energia nell’esaminare i vantaggi che trarranno dall’apprendimento e le conseguenze negative di un mancato apprendimento. Di conseguenza (…) il primo compito del facilitatore di apprendimento è di aiutare i discenti a prendere coscienza del “bisogno di conoscere”. (…) Paulo Freire (…) ha elaborato un complesso processo per quello che definisce il “risveglio di consapevolezza” dei contadini dei paesi in via di sviluppo nel suo libro La pedagogia degli oppressi (1970)»;
2) Il concetto di sé del discente. Man mano che una persona matura e diventa adulta, il concetto di sé passa da un senso di totale dipendenza ad un senso di crescente indipendenza ed autonomia. Eppure «nel momento in cui si trovano ad affrontare un’attività etichettata come “formazione” o “training” ritornano al condizionamento ricevuto nelle loro precedenti esperienze scolastiche». L’adulto deve sentire che il proprio concetto di sé viene rispettato dall’educatore e quindi deve essere collocato in una situazione di autonomia e non di dipendenza: i formatori degli adulti «devono creare delle esperienze di apprendimento in cui gli adulti sono aiutati nella transizione dalla dipendenza all’autonomia»;
3) Il ruolo dell’esperienza del discente. Avendo gli adulti un maggiore bagaglio di esperienze rispetto ai giovani, ne deriva «il grande accento posto sull’individualizzazione delle strategie d’insegnamento e di apprendimento», da cui la maggiore enfasi posta «sulle tecniche esperienziali – tecniche che si rivolgono all’esperienza dei discenti, come discussioni di gruppo, esercizi di simulazione, attività di problem-solving, metodo dei casi e metodi di laboratorio – rispetto alle tecniche trasmissive. Di qui, anche, la maggiore enfasi sulle attività di aiuto tra pari. Ma la maggiore esperienza può avere anche degli effetti potenzialmente negativi», nel senso di una maggiore rigidità negli abiti mentali, delle prevenzioni, delle presupposizioni e nella chiusura rispetto a idee nuove, modi di pensare alternativi e diverse modalità di approccio.
4) Disponibilità ad apprendere. Quanto viene insegnato deve migliorare le competenze e deve essere applicabile in modo efficace alla vita quotidiana. «Una fonte particolarmente ricca di “disponibilità ad apprendere” sono i compiti evolutivi associati al passaggio da uno stadio evolutivo al successivo».
5) Orientamento verso l’apprendimento. Non deve essere centrato sulle materie ma sulla vita reale. «Gli adulti sono motivati ad investire energia nella misura in cui ritengono che questo potrà aiutarli ad assolvere dei compiti o ad affrontare i problemi con cui si devono confrontare nelle situazioni della loro vita reale. Inoltre, essi apprendono nuove conoscenze, capacità di comprensione, abilità, valori e atteggiamenti molto più efficacemente quando sono presentati nel contesto della loro applicazione alle situazioni di vita reale».
6) Motivazione. Negli adulti sono più forti quelle interne rispetto alle pressioni esterne. Sempre Allen Tough ha scoperto «che tutti gli adulti normali sono motivati a continuare a crescere e a evolversi, ma che questa motivazione spesso viene inibita da barriere quali un concetto di sé negativo come studente, l’inaccessibilità di opportunità o risorse, la mancanza di tempo, e programmi che violano i principi dell’apprendimento degli adulti.» (M. Knowles, Quando l’adulto impara. Andragogia e sviluppo della persona, pp. 77-82)
Dunque l’insegnante, che viene considerato piuttosto come un facilitatore, guida, consulente, agente di cambiamento, deve favorire lo sviluppo di capacità di apprendimento autodiretto e di acquisizione di competenze. Il modello andragogico è un processo che si sviluppa in otto fasi circolari che possono essere riassunte in questo modo: assicurare un clima favorevole all’apprendimento, predisponendo un ambiente fisico adeguato e mettendo a disposizione del discente risorse e strumenti; creare un meccanismo per la progettazione comune, coinvolgendo il discente nell’organizzazione dell’intervento formativo; diagnosticare i bisogni di apprendimento; progettare un modello di esperienze di apprendimento; mettere in atto il programma e infine valutarlo. Insomma, ripensando all’applicazione dei metodi pedagogici nell’insegnamento degli adulti, inteso non più solamente come alfabetizzazione e scolarizzazione, ma che entra in gioco ogni qualvolta si debba apprendere qualcosa di nuovo, si tratti di concetti, pratiche o metodi di lavoro, da soli o in gruppo, la nascita dell’andragogia corrisponde cronologicamente all’introduzione dei principi della cibernetica in una società in profonda trasformazione. L’importanza di Knowles risiede tanto nell’aver messo in discussione la distribuzione dei ruoli di potere tra i vertici del triangolo committente-formatore-partecipante, favorendo il coinvolgimento dei soggetti dell’apprendimento in tutte le fasi del processo, a cominciare dalla stesura degli obiettivi, quanto nell’aver sottolineato come al ruolo dell’educatore-insegnante bisogna integrare se non sostituire quello del facilitatore.
Sommario 7.26
- Introduzione
- Malcolm Knowles describes his concept “andragogy”, Nebraska Education Television Council for Higher Education (1972)
- IOA – Spot 51 – L’utente
- La Nave dei Folli secondo Gemini di Google
- IOA – Spot 52 – I padroni del pensiero
- Palantir, l’anticristo e Peter Thiel – Durante lo scorso mese di marzo, a Roma si è tenuto un esclusivissimo incontro a cura di Peter Thiel, una delle anime nere della Silicon Valley. Qualche giorno prima, un mozzo della nave ne aveva parlato all’interno di una trasmissione musicale su Radio Bandito. Ecco a voi, dunque, un estratto da Sleep Dose #160 (11/03/2026), tra società segrete, armi tecnologicamente avanzate, sistemi di sorveglianza, intelligenza artifecale e… la venuta dell’Anticristo. (RIFERIMENTI – “I ‘mostri’ della Silicon Valley sono tutti figli di famiglie disfunzionali e del disagio adolescenziale”, estratto dell’articolo di Daniele Manca, Corriere della Sera; “Peter Thiel sogna una tecno-oligarchia che archivi per sempre la democrazia”, estratto dell’articolo di Massimo Gaggi e Milena Gabanelli, Corriere della Sera; “Peter Thiel fra Trump e l’Anticristo”, estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per La Stampa)
- Tra “Anticristo” e neo-con, messa in latino a Roma (ma senza Thiel) (AskaNews, 16/3/2026)
Riferimenti 7.26
- The Hamburg Scene, Routes + I’d Like To Be A Child Again + Ann Toomuch (8 Days In April, 1974)
- Ursula’s Cartridges, Cybernetic Love Stories (Argentavis, 2015)
- Plastikman, I Don’T Know-Kazuya Nagaya Remix (Replikants, 2011)
- KTL, Estranged (KTL , 2006)
- Cities Last Broadcast, Disembodied (The Umbra Report, 2021)
- Ntogn, Eulogy (Sanguine Bond, 2023)
- Carré – Ladich – Marchal, Le speen de Paris (Science & Violence, 1997)

