Episodio 4.39

Episodio 4.39

La Nave dei Folli si accinge lentamente a riguadagnare la costa, provata dalle fatiche della quarta stagione di navigazione, con il suo vessillo dell’ancóra umano fatto a brandelli dalla furia delle tempeste ma pur sempre issato al vento, e preparandosi a gettare l’ancora i mozzi avvertono una sensazione di accerchiamento: yatch e transatlantici cibernetici dominano i mari, mentre sommergibili nucleari vanno a caccia delle chiglie della pirateria libertaria.

Alla fine di questo ulteriore periplo, che ci ha spinti a inoltrarci dalle giungle del postmoderno fino ai deserti del postumano, torniamo a riva con ulteriori incertezze, carichi di scrigni di dubbi. Il mondo alla rovescia si ribalta sempre più, le parole perdono di senso e si trasformano nel loro contrario: dunque ci toccherà ancora una volta assumerci il compito di dare un nome a ciò che ci circonda, per smascherare la menzogna organizzata e ridisegnare la mappa in vista delle prossime esplorazioni. Per evitare il rischio di incagliarci sulle secche di cui è disseminata la rotta verso terre ancora abitabili, libere dallo sfruttamento sovra-umano e dall’asservimento meccanico.

Nel mondo capovolto dove oramai regna il post-pensiero, tutto va ridiscusso. È quello che ci sforziamo di suggerire, talvolta gridare, alle poche altre imbarcazioni che scorgiamo al nostro fianco, nella speranza che non siano per l’ennesima volta navi corsare al servizio di qualche potente armatore, che dopo manovre di voltagabbana sono leste a depredare, colpire e affondare i pirati che non si piegano alle nuove leggi del mare, alle nuove norme e mode. A decostruzioni e intersezioni.

Il nostro spirito di fratellanza è stato messo a dura prova dai troppi tradimenti, dalle moltitudini di finte ribellioni, da un discorso critico che diventa micro-lamentela, sceneggiata recitata a soggetto o peggio difesa della propria misera dose di narcisismo, del proprio cordone ombelicale con cui ci nutre la Megamacchina. E mentre un oceano di sfruttamento rigurgita ondate di ingiustizia, vorremmo non essere i soli a reggere dritta la barra del timone e non perderci dietro le sirene della neo-postmodernità, ammaliante e infingarda.

Che i non più umani si tengano la loro falsa parola, la menzogna fatta vangelo, i loro versetti da salmodiare in litanie identitarie, i loro porti sicuri. Da St. Tropez a St. Imier il passo è breve… ma di questo ne parleremo la prossima e ultima puntata.

 

 

Sommario 4.39

  • Introduzione
  • MANIFESTO DEL POSTUMANO. Capire come il mondo cambia è cambiare il mondo (Estratti) – di Robert Pepperell – TESTO
  • Endless, The Endless Transfiguration (Padiglione della Repubblica di San Marino, Biennale di Venezia, 2022)

 

Riferimenti 4.39

  • Dan Nicholls, Lou (The Posthuman Reverberates) (Mattering And Meaning, 2021)
  • Giorgio Gaber, Quando è moda è moda (Polli d’allevamento, 1978)
  • Brett Leonard, Il tagliaerbe (1992)
  • Void Chapter, Posthuman Society (The Sprawl, 2019)
  • Posthuman, A Better Me (2017)
  • AUA, Post Human Blossom (The Damaged Organ, 2022)
  • Marylin Manson, Posthuman (Mechanical Animals, 1998)
  • Posthuman, A Better You (2015)
  • Mayhem, Posthuman (Esoteric Warfare, 2014)
  • Veronicaä, Post-Umano ポストヒューマン (2020)
  • Bunnyhug, Posthuman Man (Like Kissing An Ashtray, 2003)
  • Salvia, Posthuman (001011, 2023)
  • May Abdalla, Messages to a Post Human Earth (Anagram, 2021)
  • Brett Leonard, Il tagliaerbe (1992)