Episodio 7.33

Al termine della seconda parte del suo articolo, Liss accenna all’esistenza di un’altra obiezione alla bontà del lavoro di gruppo: essendoci bisogno di esperti ben addestrati anche nelle professioni legate ai “servizi umani”, ci sarebbe perciò sempre bisogno di leader competenti, il che mette in discussione la tensione all’organizzazione orizzontale: in teoria Liss pensa sia vero il contrario, ma poi dice che spesso agire in modo autogestito porta all’inefficacia. Già a metà anni ’40 Lewin aveva dimostrato con vari studi che «se le persone prendono parte a una decisione di gruppo, allora agiranno in modo più efficace per portare a termine quella decisione. Se questa è decisa da altri, la prestazione personale diminuirà qualitativamente. Questa è l’etica politica della democrazia. Il “nuovo passo” importante è che quelle ricerche hanno dimostrato che quest’etica è anche più funzionale.» (Jerome Liss, “The Politics of Group Participation and the New Social Revolution. Part II”, Self & Society. An International Journal for Humanistic Psychology, Vol. 5, n. 4, aprile 1977) I T-Groups hanno insegnato il valore della libera discussione e della presa di decisione in gruppo, e i “gruppi d’incontro” che sono nati da quelle esperienze hanno «spinto la “piena partecipazione” da parte di tutti i membri fino ai limiti, soprattutto per quanto rig uarda le possibilità di espressione corporea della comunicazione interpersonale». (Ibid.) Liss ricorda l’importanza di un atteggiamento attivo e non passivo se si vuole una crescita personale, sia essa educativa o terapeutica, motivo per cui scuole libere e comunità terapeutiche hanno superato molte delle barriere che si frapponevano ai gruppi auto-regolati, anche se come si vedrà nella Terza parte dell’articolo, hanno dovuto vincere le resistenze dei leader autoritari.

Il pensiero di Liss, perlomeno negli anni Settanta, sta in equilibrio tra due tensioni opposte, da un lato all’auto-organizzazione ma dall’altra al rispetto dei ruoli. Con lui appare evidente il contributo delle scienze sociali all’instaurarsi di modalità di gestione in accordo ai dettami della cibernetica e non basate sulle vecchie forme di autoritarismo: uno dei bersagli preferiti di Liss è il marxismo, il suo linguaggio e il suo modo di agire giudicati “aggressivi”, e il fatto che agendo in quel modo non abbia fatto altro che sostituirsi a vecchie gerarchie autoritarie, creandone di nuove, insomma la scoperta dell’acqua calda. Va detto che in quell’epoca tanto negli Stati Uniti quanto in Europa, ma anche altrove, il punto di vista marxista soprattutto nelle scienze sociali rappresentava una sorta di monolite inscalfibile, ed è contro questo punto di vista che egli definisce, a torto, “radicale”, che Liss propone una via che non esita a definire di “negoziato”, di “compromesso”, che favorisca l’evoluzione piuttosto che la rivoluzione. Lenti cambiamenti, dunque, attraverso lunghi “processi di gruppo”; non l’abbattimento dell’autorità, cosa che secondo Liss non farà altro che farne sorgere di nuove, ma, ad esempio nel caso dei lavoratori, «un movimento di “condivisione di responsabilità”  che possa suggerire alternative e direzioni più fattibili al fine di influenzare il direttore ad accettare ed impiegare il metodo di “partecipazione di tutti” nelle discussioni e nelle prese di decisione». (Jerome Liss, “The Politics of Group Participation and the New Social Revolution. Part I,”, Self & Society. An International Journal for Humanistic Psychology, Vol. 5, n. 5 maggio 1977)

Per ottenere un migliore funzionamento della società, garantirne ottime prestazioni come fosse un qualsiasi macchinario, in una sorta di psicologia di massa Liss ricorda come “le persone”, il “popolo”, non si fidino di chi vuole cambiare tutto, per «la paura profondamente radicata della possibilità di perdere qualcosa», in primo luogo «la sicurezza dello status quo»: «la paura dei lavoratori, così come la loro apatia, ha fondamenta reali, ed effettivamente queste forze psicologiche bloccano le grandi masse di lavoratori dal prendere parte a un movimento di autoregolamentazione», senza dimenticare che spesso questi movimenti autogestionari sono poi in effetti controllati da nuovi dirigenti. Per questo, la spinta alla partecipazione ai gruppi deve «rassicurare le persone che i cambiamenti previsti siano di natura evolutiva ed educativa, e che non ci sia alcun desiderio di attaccare prematuramente la struttura di potere». (Ibid.) Per riassumere: chi sostiene la “partecipazione ai gruppi” «non propone di attaccare immediatamente la struttura sociale, mentre invece chi opta per il cambiamento educativo delle persone tramite le tecniche fornite dalla partecipazione ai gruppi, che possono garantire l’autonomia effettiva, non hanno paura di essere chiamati “riformisti”». Una politica che non disdegna perciò le conquiste seppur minime, anche se ottenute compromettendosi con le autorità che detengono il potere.

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Sommario 7.33

  • Introduzione con Digita ID in Inghilterra e sul non uso della marijuana negli esperimenti USA di controllo mentale
  • IOA – Spot 62 Errore di sistema
  • Suono del Data Center di Dowagiac, Michigan, gestito da Hyperscale Data: sibilo di 78 decibel 24 ore su 24
  • Inaurugazione del Data Center Intacture a Predaia, in Val di Non, della Trentino DataMine, con Tommaso Foti, Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, e Dennis Bonn, AD di Trentino DataMine (SkyTg24, 26/6/2026)
  • Raoul Vaneigem, Per un’internazionale del genere umano (estratti da Pour une internationale du genre humain, Le cherche midi 1999) – TESTO

Riferimenti 7.33

  • Prosper, Beginning + Where The Sun Touches The Water (Broken Door, 1975)
  • Yoshie Fruchter, Skin and Bones (Pitom, 2008)
  • Accademia Claudio Monteverdi Venezia, di Benedetto Marcello, Sonata in Re minore per flauto dolce e clavicembalo + Sonata in Si minore per flauto traverso e clavicembalo + Sonata in Sol maggiore per flauto traverso, liuto e violoncello + Sonata in Mi minore per flauto traverso e clavicembalo (Sonatas Op 2, 1986)